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Inchiesta di Trani: Ghedini ha parlato con i pm, gli atti su Berlusconi a Roma? E Capristo ritrova il sorriso e scherza con i cronisti

Un’ora e venti minuti di colloquio in procura, stamani, fra Niccolò Ghedini, difensore del premier insieme con Filiberto Palumbo, ed i magistrati del pool di Trani. Ghedini ha varcato la soglia di palazzo Torres alle 11 ed è andato via alle 12.20 senza rilasciare dichiarazioni. La sua richiesta, però, sarebbe stata chiara: trasferire l’inchiesta a Roma l’inchiesta, almeno per quanto riguarda al posizione del suo assistito, il presidente del Consiglio. L’organismo competente, nella fattispecie, sarebbe infatti il Tribunale dei ministri, secondo quanto prevede l’articolo 6 della legge costituzionale n. 1 del 1989.

Si andrebbe, quindi, verso lo stralcio della posizione del premier, il fascicolo riguardante il quale passerebbe direttamente alla Procura di Roma, mentre invece le inchieste su Innocenzi e Minzolini resterebbero a Trani perché riguarderebbero ipotesi di reato relazionate alle dichiarazioni rese dagli interessati a Trani, lo scorso 17 dicembre, nell’ambito dell’inchiesta di Michele Ruggiero sulle carte di credito. 

Al momento lo scenario dell’indagine è quello noto. I magistrati di Trani ipotizzano a carico del capo del governo la concussione e la “violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario” (articoli 317 e 338 del Codice penale), reati che sarebbero stati compiuti ai danni del Garante per le comunicazioni. Assieme al capo del governo, sono indagati anche il commissario dell'Agcom, Giancarlo Innocenzi (nei suoi confronti la procura ipotizza il reato di favoreggiamento personale, in relazione alle dichiarazioni fatte nel corso di un'audizione dinanzi agli investigatori in cui avrebbe negato di aver ricevuto pressioni da Berlusconi per chiudere Annozero) e il direttore del Tg1, Augusto Minzolini (rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale, giacché Minzolini non avrebbe osservato il divieto imposto dal pubblico ministero, Michele Ruggiero, di non rivelare a terzi il contenuto dell'interrogatorio cui fu sottoposto a Trani il 17 dicembre 2009 nell'ambito delle indagini sulle carte di credito American Express).

Intanto sembra stemperarsi il clima avvelenato dalle polemiche delle ultime ore intorno all’inchiesta del pool di Trani sulle presunte pressioni esercitate dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sull’Agcom per fare chiudere trasmissioni televisive non gradite, a cominciare da “Anno zero”. 

Stamani è stato il procuratore, Carlo Maria Capristo, entrando a palazzo Torres, ha smorzato i toni: «Perché non si alimentino fantasie, tengo a precisare che l’audizione di ieri sera (dinanzi agli ispettori inviati dal Guardasigilli ndr.) si è svolta in un clima di grande serenità e leale collaborazione: non c’è nessuna contrapposizione. Leale collaborazione significa rispetto delle regole da parte di tutti».

Ed il pm titolare dell’inchiesta, Michele Ruggiero, ha ribadito a sua volta che «tutto quello che gli indagati non possono conoscere, non lo possono conoscere nemmeno gli ispettori. Il segreto investigativo che vale sia per gli indagati, sia per gli ispettori».

Anche il vicepresidente del Csm Nicola Mancino (nel ’93 ministro dell’Interno ed artefice dello scioglimento del consiglio comunale di Trani per infiltrazioni mafiose), precisa che «il Comitato di presidenza del Csm non ha messo in discussione la legittima facoltà del ministro di inviare ispettori alla procura di Trani, ma ha anche precisato che nessuna ispezione può interferire nelle indagini giudiziarie».


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