Sviene, va al pronto soccorso, il tempo di una flebo, mette firma, se ne va e ritorna in piazza. È il quarto, su sei, in tre giorni. È accaduto stamani e, purtroppo, anche i malori rischiano di diventare routine, come la gente che passa e non si ferma e che magari pensa che dinanzi ai propri occhi ci sia una fiera del libro a metà prezzo, tanto l’aspetto estetico sempre quello è.
Stiamo parlando, invece, degli operai ex Franzoni che stanno praticando lo sciopero della fame in piazza della Repubblica. Luigi Mesaroli, segretario della Uilta Uil, questa volta è parco di parole: «La situazione si fa drammatica e nessuno interviene. Mi è giunta una lettera della Uil nazionale che ci darà ancora la forza la forza di andare avanti, ma le soluzioni non le deve ricercare il nostro sindacato».
Ma se la gente pare indifferente al dramma, la politica prova a dare segnali. Oggi arrivano a Trani gli antesignani dello sciopero della fame, coloro che di questa forma di protesta hanno fatot la loro essenza politica. Alle 15, il segretario di «Nessuno tocchi Caino», Sergio D’Elia, il deputato radicale eletto nelle liste del Pd, Maurizio Turco, e Giuseppe Simone incontreranno i sei lavoratori e Mesaroli.
Nei giorni scorsi Mesaroli ha rivolto un accorato appello a Marco Pannella perché sostenga la loro lotta per il lavoro. “Abbiamo bisogno che tu ci sostenga, Trani non può essere solo annoverata per la cronaca giudiziaria, vogliamo batterci per qualcosa di più importante… perché sia data certezza alla speranza di vita,” ha scritto, tra l’altro, il sindacalista a Marco Pannella.
Pieno sostegno, intanto, arriva dalla Uil di Puglia e Bari ai lavoratori che hanno avviato lo sciopero della fame. “La Uil aveva denunciato da tempo che sulla Franzoni si erano manifestati silenzi assordanti da parte delle istituzioni – dice il segretario generale, Aldo Pugliese – che sono stati solerti all’intervento pubblico e in silenzio di fronte al disimpegno di questa impresa, che impunemente ha utilizzato fondi pubblici per i capannoni e gli impianti. Ma nel frattempo si è già portata via gli impianti stessi e sta tentando di speculare sull’area. Tutto questo è accaduto sotto gli occhi della gente e sostanzialmente alla luce del sole, e la Uil è andata avanti con incessanti denunce. Imbattendosi in un complessivo colpevole silenzio”. Secondo Pugliese, “l’utilizzo degli ammortizzatori sociali non deve essere fine a se stesso, ma deve servire ad avviare un nuovo progetto industriale evitando speculazioni che abbiano ancora una volta ripercussioni sui lavoratori o sull’area. Considerando che siamo in una fase ancora di crisi a livello generale, e che gli indici di disoccupazione sono ancora elevati, è chiaro che ogni impianto industriale ha un valore irrinunciabile. Per questo, chiediamo alle istituzioni di applicare la regola della trasparenza e di condividere con noi l’obiettivo dell’occupazione. Ovviamente, questa fase va gestita senza strumentalizzazioni, ma ci attendiamo che tutti quelli che hanno responsabilità lavorino di concerto in una sola direzione perché si dia in tempi certi e brevi una risposta concreta ed occupazionale alla disperazione dei lavoratori”.
