Nel suo pubblico comizio di domenica scorsa, Nichi Vendola ha dedicato diversi passaggi all’amministrazione comunale tranese. Il Presidente uscente della regione Puglia ha criticato le scelte che del governo Tarantini in merito alle politiche ambientali e a quelle dello smaltimento dei rifiuti. Inevitabile un riferimento alla questione termovalorizzatore. Vendola si è arrogato il merito di averne bloccato la costruzione perché, ha ricordato in piazza della Repubblica, “quel genere di termovalorizzatore è concepito con una tecnologia vecchia, che brucia il rifiuto tal quale, azzerando la possibilità di smaltire il rifiuto diversamente”.
Ancora, Vendola ha annoverato l’amministrazione tranese tra quelle che vedono lo sviluppo di un territorio possibile solo se legato all’industria del mattone e del cemento: “costruire indiscriminatamente è una ferita che imbruttisce il nostro territorio”, ha detto Vendola, proponendosi come motore di uno sviluppo diverso, che metta al centro la vita delle persone e non la sola logica del profitto. In ultimo un passaggio diretto sul Sindaco Tarantini, accusato di aver avuto scarso rispetto istituzionale decidendo di non presenziare all’inaugurazione del reparto di Ginecologia.
Replica di Tarantini ai nosti microfoni che precisa: “In altre occasioni ho dimostrato di non avere remore nell’ammettere i meriti dei miei avversari politici, come è avvenuto nel caso della riqualificazione del reparto di chirurgia; piccole cose che comunque smentiscono l’accusa di Vendola. Ma c’è dell’altro. Quella della scorsa settimana è una falsa inaugurazione. Fa piacere che a Trani si apra una struttura in grado di curare le patologie della donna, ma, contrariamente al nome (Ostetricia e ginecologia, ndr) , in quel reparto manca una sala parto che possa permettere di partorire. Non è ostetricia. Con la mia presenza avrei avallato una operazione che non sa di verità”.
Capitolo inceneritori. Anche qui Tarantini replica ricordando che Vendola poco dopo il suo insediamento bloccò la costruzione dell’impianto voluto dalla Rea, uno stop ritenuto ancor oggi, e a maggior ragione, un grave errore: “Non so su quali basi Vendola esprima certi giudizi, io so solo che quello di Trani sarebbe stato l’unico a maggioranza di proprietà pubblica. L’altra caratteristica è che avrebbe prodotto energia che avrebbe chiuso un circuito economico virtuoso agevolando anche le bollette per i cittadini”. Non solo, Tarantini aggiunge che “un termovalorizzatore qui ce l’abbiamo già, ed è a Barletta e cosa più grave non è un termovalorizzatore ma un camino che brucia rifiuti ed è quello della cementeria. Lì si bruciano rifiuti di ogni tipo e da diversi posti della Puglia. Il termovalorizzatore sarebbe stata un’alternativa alle discariche che si stanno riempiendo fino all’orlo e oltre. Il caso di Andria è un monito perché lì è stato approvato un sopralzo per continuare a riversare rifiuti. Lo scenario è preoccupante, simile a quello che ha preceduto il caso Campania qualche anno fa”.
