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Franzoni, l'ultimo stadio è la piazza: sciopero della fame

La notizia più concreta che hanno ottenuto da quando sono in piazza (ed ormai sono quasi due settimane) è la rassicurazione da parte del governatore uscente, Nichi Vendola, circa un prolungamento della cassa integrazione in deroga anche dopo il 31 luglio prossimo, data che sembra in questo momento non più procrastinabile.

Stanno praticando lo sciopero della fame per smuovere le istituzioni a trovare una soluzione alla loro vicenda, per trasformare il sito che fu della Filatura di Trani in qualcosa d’altro e lavorarci, oppure per andare a lavorare anche fuori purché si lavori.

Invocano tutti l’intervento delle istituzioni e, in particolare, del sottosegretario allo sviluppo economico, Stefano Saglia, quello che li fece scendere dal campanile di San Giuseppe riservando loro un incontro a Roma, da lì a poco, ma poi delegando altri a quell’incontro e continuando in ogni caso a promettere soluzioni.

Ma le soluzioni di cui si parla coinvolgerebbero per il momento 40 lavoratori, non i 150 totali. Andrebbero ad Altamura, a lavorare presso un’azienda edile che realizza componenti per grattacieli e ha commesse importanti in Russia e a Dubai. Gli altri 110 entrerebbero in gioco solo se l’azienda rilevasse l’ex stabilimento tessile di Trani.

E forse è questo il motivo per cui i sindacati sono ancora in contrapposizione fra loro, tanto che la Cgil non ha condiviso l’iniziativa dello sciopero della fame, preferendo che le sigle tornino a sedersi unite intorno ad un tavolo, mentre la Uilta Uil, promotrice della protesta in piazza, chiede alla Cgil di unirsi a lei, se vuole.

A Saglia si è rivolto il sindaco, Pinuccio Tarantini, particolarmente colpito dalla protesta estrema degli operai ed anche dalle loro condizioni di salute. Non meno turbato appare l’arcivescovo, Mons. Giovan Battista Pichierri, anche se la diocesi non ha potuto aderire alla richiesta della Uilta Uil di una fiaccolata cittadina: nel migliore dei casi, intenzioni nelle preghiere dei fedeli e nelle vie Crucis, con il presule che richiama a sua volta i pubblici amministratori a rimboccarsi le maniche ed operare per il bene comune.

Intanto sta per iniziare la terza settimana di sciopero della fame. Nella tenda sono sempre in sei, ma il gruppo di partenza cambia in continuazione perché i malori sono all’ordine del giorno e, quindi, qualcuno ha mollato ed altri sono subentrati.

E, fuori della tenda, aumentano di giorno in giorno le tessere elettorali esposte per protesta, per annunciare il non voto, e diventate il manifesto del distacco degli operai dalla politica.


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