Trani invasa da migliaia di persone da ieri sera fino all’alba. Ed in migliaia sono arrivati soprattutto da fuori Trani. Se pensiamo che soltanto pochi giorni fa si parlava di Trani in tutta Italia, possiamo chiamarli primi benefici del turismo giudiziario, anteprima di quello che ormai si prevede come il boom di Pasqua e pasquetta.
Doveva essere una notte di raccoglimento e penitenza, e magari per molti lo sarà anche stata. Ma sembrava, piuttosto, la festa patronale, con locali pieni dappertutto e ristoranti che hanno fatto registrare a loro volta il tutto esaurito. Difficile pensare che tutti abbiano osservato l’ordinanza del sindaco di non servire alcolici ai clienti, anche perché chi ha lavorato di più sono stati proprio i ristoranti rinomati, ed allora impossibile non accompagnare i piatti più raffinati con vini all’altezza.
A questo punto, e per fortuna, ben venga la chiusura al traffico del centro storico a Pasqua e pasquetta, perché davvero a Trani si prevede un’invasione di gente senza precedenti.
Sul fronte della cronaca, la vigilanza delle forze dell’ordine parallela alla processione dell’Addolorata ha funzionato bene. È sfuggito soltanto un cassonetto, quello della carta in via Malcangi, nei pressi dell’intersezione con via Dalmazia, aperto ed incendiato dai vandali. È stato prontamente spento dagli agenti della Polizia municipale ed operatori degli Oer, che avevano con sé un’autobotte per affrontare casi di questo tipo.
Indegno, invece, l’episodio accaduto davanti alla chiesa di Sant’Antonio, dove era stata parcheggiata un’auto per tutta la notte ignorando i divieti di sosta e fermata fatti apporre dalla Polizia municipale. All’arrivo della processione hanno dovuto spostarla di peso otto persone fra agenti della Polizia municipale e volontarie (sì, proprio donne) degli Operatori emergenza radio. Intorno a loro centinaia di persone che si limitavano a guardare e nessuno che desse una mano. Un comportamento che non merita commenti. Una vecchietta, però, ha offerto loro alcune salviette inumidite per detergersi le mani ad operazione conclusa.
