«Ventidue lavoratori trasferiti a da Trani a Bari. Come si fa ad affermare che l’ufficio di Trani resta così com’è?».
A parlare, Pasquale Lattanzio e Vito Romano, rispettivamente segretario nazionale e regionale della Cisal Federenergia, che rilanciano ed amplificano l’allarme del sindaco, Pinuccio Tarantini. Secondo i dati in possesso di quest’organizzazione sindacale, infatti, non soltanto il capo compartimento di Trani, ma ben ventidue unità lavorative a Trani (e quindici a Brindisi), sarebbero in procinto di lasciare le loro sedi per passare rispettivamente a Bari e Taranto. A detta della Cisal, il trasferimento di un così alto numero di dipendenti verso sedi lontane rappresenterebbe un motivo di rischio del posto di lavoro stesso, recando disagi familiari ed economici. «Ora – riprendono i segretari della Cisal – giacché non siamo riusciti a ravvisare un solo motivo che attesti i benefici ed i relativi risparmi gestionali di tale operazione, che fine faranno questi lavoratori?».
Da qui il fermo diniego all’operazione: «Prima la soppressione degli uffici periferici, ora quella di tre unità territoriali (Trani si accorpa con Bari, Brindisi con Taranto e Calitri con Foggia, ndr) e di un milione di cittadini, fra Brindisi e la Bat, che vengono abbandonati. E non è ancora finita».
