Un investimento di circa 120 milioni di euro per la costruzione di un cementificio capace di dare lavoro a circa 100 persone, 70 tra impiegati, operai e altro personale tecnico, e una trentina previste dall'attività di indotto. È questo il progetto presentato stamattina durante la conferenza stampa tenutasi in occasione della firma del protocollo d'intesa tra il Comune di Trani e la Beton & Cave, rappresentate rispettivamente dal sindaco Giuseppe Tarantini e dall'amministratore unico Vincenzo Matarrese.
Le società che hanno costituito il gruppo che investirà a Trani (la General cemento Puglia) sono, oltre a quella del patron del Bari, sono tutti cementifici del nord Italia (Piemonte, Veneto e Toscana) e investirebbero a Trani garantirsi una maggiore autonomia nella produzione. Un impianto che avrebbe dovuto costruirsi in Albania ma da un lato le proprietà tranesi di Matarrese e dall'altro gli sforzi dell'amministrazione hanno fatto in modo che fosse la città di Trani la designata trovando l'accordo con la società.
Il complesso produttivo sarà realizzato nell'agro tranese, nei pressi della discarica dell'Amiu sulla statale che collega Trani e Andia, dove la famiglia Matarrese già era in possesso di alcuni terreni. La sua costruzione prevederà l'attivazione di un procedimento di variante al Pug, che dovrà rendere la zona da agricola a produttiva, e una cessione di terreni al Comune il cui metraggio non è ancora precisato. In questo mese sarà convocato un consiglio comunale chiamato ad approvare il progetto. Tarantini dà questo passaggio come oramai acquisito, anzi auspicando che i consiglieri siano unanimemente favorevoli ad un progetto importante per il futuro dell'economia locale. Problemi potrebbero arrivare dalla Regione, che se non dovesse manifestare contrarietà entro novanta giorni scatterebbe la procedura di silenzio assenso.
Nel protocollo d'intesa il Comune richiede formalmente che “gli impiegati nel tempo dovranno essere preferibilmente provenienti dal territorio comunale di Trani, fatta eccezione per le figure direzionali”. Oltre a questo richiede garanzie sull'impatto ambientale in maniera tale che non vengano utilizzati alcun tipo di rifiuto o cdr per l'attivazione, la gestione degli impianti e la produzione di energia elettrica.
L'impianto avrà inoltre la possibilità di riutilizzare il "cocciame" (leggasi gli scarti della lavorazione della pietra, ma non i fanghi) delle industrie di trasformazione della pietra, prelevando lo steso materiale dalle aziende a costo zero; un vantaggio per la società di Matarrese e un risparmio economico per le aziende del settore che ad oggi pagano per lo smaltimento. La sua realizzazione è prevista nei prossimi quattro anni.
Arcangelo Rociola
