C’è chi le borse le ruba (o le copia) e finisce in carcere, e chi le borse in carcere le fa per uscirne al più presto e rifarsi una vita. Realizzandole, possono «raddrizzare le cuciture storte delle nostre vite, rinforzare i punti deboli, realizzare concretamente qualcosa di utile, guadagnato, conquistato».
Questo pensano e scrivono le detenute del carcere di Lecce, dove il progetto è già avviato, e quelle di Trani, dove decolla stamani. Alle 10.30, l’amministratore unico di “Officina creativa”, Luciana delle Donne, ed il presidente del “Gruppo Megamark”, Giovanni Pomarico presenteranno ufficialmente il laboratorio sartoriale delle detenute tranesi ed il progetto “Prodotti parlanti”, che ha lo scopo di introdurre le borse “Made in carcere”, realizzate presso il laboratorio di Trani, nei punti vendita Megamark presenti in Puglia, Campania, Lazio e Molise. Per l’occasione vi saranno anche il governatore della Puglia, Nichi Vendola, ed il direttore della casa di reclusione femminile, Bruna Piarulli.
Nel 2008 anche i detenuti del carcere maschile si erano resi protagonisti di una bella iniziativa imprenditoriale, producendo taralli nell’ambito di un progetto di reinserimento coordinato dalla cooperativa “Campo dei miracoli”.
Adesso arrivano le borse delle detenute, confezionate utilizzando esclusivamente tessuti avanzati, materiali di scarto o riciclo provenienti da aziende italiane, e che vengono combinati e rielaborati con creatività per dare loro una “seconda vita”.
