L’amministrazione comunale celebra improbabili fasti relativi allo sviluppo di un turismo che sembra riempire le tasche a tutti, e non ai tranesi, ed alla ripresa di un’edilizia futuribile trascurando, invece, i dati reali relativi al regresso del sistema produttivo locale. La crisi sta investendo le piccole imprese anche del settore calzaturiero, un tempo elemento trainante dell’economia tranese, ora in grande difficoltà con conseguente chiusura di tanti laboratori artigianali e perdita di posti di lavoro.
La legge n.55 dell’08.04.2010, c.d. legge Reguzzoni, pur nel positivo intento di tutelare il marchio “made in Italy” dei prodotti calzaturieri, ha mostrato i suoi limiti nel prevedere che almeno due fasi della lavorazione debbano essere effettuate in Italia. La legislazione, quindi, consente ai grandi imprenditori calzaturieri di effettuare nel territorio nazionale solo due delle fasi tra concia delle pelli, realizzazione delle tomaie, assemblaggio della scarpa e rifiniture, potendo per le altre adottare strategie aziendali improntate sulla delocalizzazione in Paesi dove la manodopera ha bassissimo costo per ottenere maggior profitto.
Le conseguenze sono deleterie: riduzione dei posti di lavoro, impoverimento generale del territorio, scomparsa di figure professionali in grado di realizzare calzature, lenta ed inesorabile fine dei distretti calzaturieri senza prospettiva alcuna di riconversione futura. In altre parti d’Italia, come ad esempio nelle Marche, i sindaci delle città di importanti distretti calzaturieri, hanno intrapreso iniziative con l’importante unico obiettivo di difendere la calzatura, che ha dato tanto in termini di ricchezza economica e sociale.
Poiché la politica ha il compito di recepire le problematiche ed intraprendere le iniziative più opportune nell’individuare le soluzioni, siamo a proporre agli operatori ed alle associazioni di categoria del settore calzaturiero un incontro per individuare eventuali strategie comuni sul territorio e redigere un documento al fine di sensibilizzare Governo, Parlamento e Regione Puglia affinchè adottino strumenti legislativi di sostegno alle imprese con progetti di riqualificazione delle filiere produttive per la produzione delle calzature con marchio “made in Italy”. Alessandro Moscatelli, Alleanza per l'Italia
