«Finché a presiedere il consiglio ci sarà il sottoscritto si fa così. Se a qualcuno non sta bene, ci sono gli strumenti previsti dalla legge per cambiare le cose». Lancia, dunque, il guanto della sfida il presidente del consiglio comunale, Giuseppe Di Marzio, in risposta alla sfuriata nei suoi confronti del consigliere del Pdl Riccardo Gagliardi, che lo ha accusato di non avere il polso per intervenire e fare tacere cittadini che entrano in consiglio e parlano ad alta voce disturbando le sedute.
Di Marzio spiega con calma l’accaduto a sostegno della sua tesi difensiva: «Vi sono certi momenti in cui bisogna lasciare sfogare la gente che ha dei problemi ed avere il buon senso di ascoltarla. Ieri mattina si era ripresentato in aula lo stesso cittadino che nei mesi scorsi si era disteso per terra invocando presso di noi un lavoro. Ha cominciato a parlare ad alta voce dei suoi problemi e, dopo, ha chiesto di essere messo a lavorare in una cooperativa, per evitare che si pensi che nelle cooperative lavorino parenti, amici ed amici degli amici. Solo a quel punto l’ho invitato ad uscire dall’aula e lui lo ha fatto addirittura scusandosi. Non so se avrebbe fatto lo stesso se avessi subito invitato la Polizia municipale ad allontanarlo. Ieri sera, poi, è accaduto che, mentre il consigliere Gagliardi si apprestava ad iniziare l’intervento, l’ex consigliere Eirriquez, dal pubblico, ha gridato qualcosa e, subito dopo ha sbattuto la porta e se n’è andato. Non vedo, quindi, quale responsabilità avrei in questo caso sul suo comportamento. Mi dispiace che Gagliardi abbia colto l’occasione per accusarmi di responsabilità che non sento di avere. Poi, ripeto, se a qualcuno tutto questo non sta bene, ci sono gli strumenti di legge per dimostrarlo con i fatti e non con le parole».
Di Marzio non lo dice espressamente, ma invita provocatoriamente il suo (o i suoi) detrattori a promuovere una mozione di sfiducia nei suoi confronti, lasciando intender eche le frizioni andrebbero ben oltre il problema contingente verificatosi ieri.
