Più che l'esortazione di un consigliere decano al collega in erba, quella di Peppino De Simone pare la bacchettata del «professore» all’«alunno» Fabrizio Sotero. Oggetto della “ramanzina”, la provocazione del giovane consigliere, durante l’ultimo consiglio comunale: «Se fosse per me, farei riparare con lavori forzati i danni procurati da chi imbratta o danneggia la città».
De Simone, invece, la pensa diversamente: «No ai lavori forzati per chi sporca, ma la semplice applicazione della legge». Ed in una lettera aperta al collega Sotero, rievoca i tempi un cui era dirigente scolastico alla scuola media Baldassarre e si rivolge al giovane alleato come avrebbe fatto, da docente, ad un suo alunno: «Collega Sotero, un tempo ai lavori forzati venivano spediti coloro i quali commettevano gravissimi delitti, e verso i quali la magistratura ha applicato la legge, non riconoscendo né amicizia, né parentela».
Terminata la premessa, ecco il racconto che affonda le radici nel passato professionale di De Simome: «Ti riferisco, caro Sotero, di un episodio della mia vita scolastica. Attraverso una seria indagine, venni a conoscenza del fatto che due studenti di scuola media avevano imbrattato alcuni banchi. Uno dei due alunni indisciplinati è figlio di un mio carissimo amico di ieri di oggi. Orbene, applicai la legge in qualità di dirigente scolastico proponendo due strade: a) sospensione fino a tre giorni; b) riparazione totale dei banchi per un costo di 50mila lire. Pagarono. E posso riferirti, come tu ben sai, che tale comportamento è stato applicato anche alle persone a me più care».
Da qui l’esortazione finale: «Ti invito ad aprire un dialogo sui comportamenti dei giovani e, maggiormente, l’appartenenza sociale e i rischi cui vanno incontro».
