Sarà che inaugura piazze e produce risultati in alcuni casi tangibili, ma l’amministrazione del sindaco Pinuccio Tarantini vive ormai da tempo, e dalle elezioni regionali il fenomeno è emerso in tutta la sua complessità, una serie di grosse lacerazioni nella maggioranza.
Finché si litiga per personalismi senza intaccare la vita della città, ci potrebbe anche stare, ma quando le spaccature determinano ritiri di provvedimenti o approvazioni al buio, allora il segnale di debolezza politica della compagine di governo pare evidente.
Basti pensare, nell’ultimo consiglio comunale del 26 maggio, alle impreviste complicazioni sulla variante urbanistica riguardante la destinazione del suolo di via Istria adiacente la scuola media Baldassarre. Dopo un lungo dibattito ed una robusta sospensione dei lavori, alla ripresa degli stessi è mancato il numero legale per l’assenza di quasi tutti i consiglieri della maggioranza. Fra dieci minuti il nuovo appello ed ulteriori aggiornamenti.
Tutto ruota intorno all’indice di fabbricabilità della futura edificazione. Una sentenza del Tar favorevole al costruttore ordina al consiglio comunale di accordare l’indice 6, in quanto zona di completamento. La delibera da approvare, invece, dispone un indice minore che renderebbe le dimensioni di quell’edificio decisamente minori rispetto a quelle dei fabbricati circostanti.
E la maggioranza su questo aspetto si è ben presto spaccata. Alcuni consiglieri, come per esempio Troysi ed Antonino, sono del parere che l’ordinanza del Tar sia da ottemperare, pena ulteriori ricorsi da parte del privato in cui il Comune sarebbe certamente soccombente. Altri hanno ritenuto di seguire l’operato del dirigente, che aveva richiamato la storia di quell’area e considerato che, all’origine nel Prg del ‘71, quel suolo non era in alcun modo da considerarsi edificabile e questo provvedimento, dunque, in conformità al nuovo Pug, sarebbe da considerarsi migliorativo.
Nel dubbio, evidentemente non risolto, il consigliere Antonino ha “scoperto” la mancanza di alcuni atti nel corpo della delibera (nella fattispecie un ricorso al Consiglio di Stato) e, a nome della maggioranza, ne ha chiesto il ritiro.
«Quanto detto è stupefacente – ha commentato Michele di Gregorio -. Ci sembra di vivere un brutto sogno e crediamo sia arrivato il momento di porre fine a questo modo superficiale di amministrare. Qualcuno dovrebbe avere il buon senso rassegnare le dimissioni».
De Toma, assessore al ramo, non ha perso ulteriore tempo: «Se dopo due ore di ampia discussione ci accorgiamo che serve la completezza degli atti per esprimere un parere congruo sulla questione, è evidente che non c’è nulla di male nel ritirare il provvedimento. Questo, dunque, annuncio ufficialmente a nome dell’amministrazione comunale».
Tutt’altro che una ratifica il provvedimento riguardante la cessione del suolo dal Comune alla casa di riposo “Vittorio Emanuele II”. Si tratta del solo adiacente l’attuale sede dell’ex Ipab, destinato ad ospitare la nuova struttura, per la quale sono previsti tre milioni di finanziamento.
Ma anche su questa delibera sono emersi molti dubbi proprio da parte dei consiglieri della maggioranza. Franco Altamura, per esempio, ha addotto atti che porrebbero in dubbio la proprietà dell’intero suolo da parte del Comune, rendendo lo scenario più complesso di quanto non paia e potrebbero determinare la nullità di quanto eventualmente approvato e la revoca del finanziamento.
Fabrizio Ferrante, del Pd, ha fatto notare come vi siano due stesure della delibera, e nella seconda sono scomparsi i pareri del dirigente dell’Ufficio tecnico e dell’assessore all’urbanistica, «che invece sono necessari – ha sostenuto Ferrante -, perché qui si va ad approvare una nuova variante urbanistica e servono, pertanto, pareri tecnici in merito».
Impostazione pienamente condivisa dal Pdl Troysi, mentre la collega Uva ha richiesto ulteriori chiarimenti ad assessore e dirigente e l’indipendente Caffarella ha a sua volta invocato «una delibera completa, perché questa vicenda è storicamente spigolosa e meriterebbe un provvedimento esaustivo per meritare, come sarebbe giusto, il nostro voto favorevole».
L’assessore ai servizi sociali, Giorgia Cicolani, ha chiarito che «la concessione del terreno è un atto necessario per consentire alla casa di riposo di ottenere quel finanziamento che è suo. Non dimentichiamo che la sede attuale non è adeguata e non può ospitare altre persone».
Il dirigente al ramo, Maria Dettori, ha precisato a sua volta che «è vero che servirà una variante urbanistica, ma questo non impedisce di prendere in considerazione l’atto in questione. Questo finanziamento è stato concesso sulla base di un bando regionale. L’ente ha presentato un progetto, che ha un costo. Parte di questo denaro è il finanziamento regionale, parte verrà dalle finanze della casa. Il Comune, che risulta proprietario univoco dell’intero suolo, ha posto una condizione, quella di mantenere la casa nel contesto urbano, quindi di fatto dov’è, che mantenga tutti gli attuali servizi e che entrambe le sedi mantengano esclusivamente scopi sociali. Questo terreno diventa lo snodo necessario per dare continuità ai servizi della casa».
Il consigliere del Pdl, Riccardo Gagliardi, ha chiarito a sua volta che «qui nessuno sta mettendo in discussione il provvedimento e non ci sogniamo certo di bocciarlo, ma si sta solo richiedendo la necessaria chiarezza degli atti». «Ma se si convoca un consiglio d’urgenza e si viene qui con gli atti incompleti, come è già accaduto con il precedente – ha risposto Michele di Gregorio (Verdi), allora non ci siamo proprio e questo conferma la vostra spaventosa superficialità. Qui non è questione di punti e virgole, ma di questioni sostanziali chela delibera non illustra e che voi non state chiarendo».
E come se non bastasse, la clamorosa lite in aula. «Presidente, Lei non sa garantire l’ordine in quest’aula». «Finché ci sono io si fa così». Questo lo scontro fra il consigliere comunale del Pdl, Riccardo Gagliardi, ed il presidente del consiglio, Giuseppe Di Marzio, in merito alla gestione dell’ordine pubblico durante l’ultimo consiglio comunale.
Più di un cittadino ha parlato a voce alta dalla platea interferendo sui lavori, e Gagliardi, interrotto da uno di questi mentre iniziava il suo intervento, ha accusato Di Marzio: «Presidente, oggi Lei sta permettendo un po’ troppo, non si può consentire a chiunque di venire qui e urlare. Faccia il suo dovere e mantenga l’ordine in quest’aula».
«Vi sono certi momenti in cui bisogna lasciare sfogare la gente disperata ed avere il buon senso di ascoltarla – replica Di Marzio – e così ho fatto, senza che i lavori e l’ordine pubblico ne abbiano risentito. Spiace che il consigliere Gagliardi abbia colto l’occasione per accusarmi di responsabilità che sento non di avere. Poi, se questo non va bene, ci sono gli strumenti di legge per dimostrarlo con i fatti e non con le parole».
I due protagonisti del diverbio si erano già “beccati” nell’ultima conferenza dei capigruppo intorno alle convocazioni d’urgenza ed alle presunte corsie preferenziali di alcuni provvedimenti.