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Non è un giocattolo. E non si rompe

Quando si arriva ad una finale passando per mille difficoltà, significa che si è in presenza di una realtà con qualità che vanno oltre quelle meramente professionali. La Fortis Trani va a giocarsi con il Noto un posto in serie D per le qualità soprattutto umane che ha saputo metterci in questa bellissima storia di calcio.

L’avvento di questo nuovo corso pareva prefigurare un’altra storia. Il presidente Flora ci era stato descritto come un giramondo del calcio e la squadra da lui allestita sembrava dovesse divorarsi l’Eccellenza. Abbiamo scoperto, invece, un presidente “della porta accanto”, capace di fare subito autocritica, capire gli errori e correggerli in tempo con il cambio dell’allenatore e qualche acquisto mirato in cui l’utilità è venuta prima del “nome”.

Con l’avvento di Giacomo Pettinicchio abbiamo, poi, scoperto il vero Trani, in mano ad un allenatore competente, motivatore e bravo ad usare il bastone e la carota a seconda delle esigenze. Abbiamo imparato a conoscerlo in entrambe le versioni anche noi: alcune nostre domande lo hanno fanno arrabbiare, altre volte lo hanno disteso e gratificato, dandogli il là per elogiare tutto e tutti. Ha gradito molto l’accostamento del suo Trani alla grande Olanda per quei sette passaggi che hanno portato al gol di Manduria, pensiamo gradirà se affermiamo che anche lui è uno “speciale”, perché in ogni intervista con lui non vi è mai nulla di scontato.

Con Flora da una parte e Pettinicchio dall’altra si è svelato il lato più squisitamente umano di un Trani che ha nei suoi interpreti sul campo la massima esaltazione dell’attaccamento alla maglia ed ai tifosi. Chi segue da tempo il calcio tranese si sarà accorto che mai come quest’anno vi è stata coesione fra società, squadra e tifoseria. E questo si è avvertito subito, dopo le svolte di cui sopra, anche quando non si aveva alcuna certezza di un qualsivoglia risultato finale.

Ed il connubio si è rafforzato dopo Molfetta e quel grave fatto di cronaca che ha riguardato Alessandro, il tifoso più pacifico del mondo colpito e semi-accecato da quella maledetta spranga. Lì è nata la missione finale di questa stagione: andare avanti e vincere perché lo merita Alessandro, lo meritano i tifosi, lo merita la parte di città che ama il Trani.

Ed è ammirevole che la squadra abbia mantenuto saldo il timone anche nel momento in cui le cose si sono complicate dal punto di vista economico. Vi è stato un primo blocco degli stipendi, adesso è in corso il secondo. Eppure tecnico e giocatori, quantunque non nascondano il problema, non lo usano strumentalmente ai fini del rendimento. Anzi, paradossalmente, più la società non riesce ad onorare gli emolumenti, maggiore è l’impegno in campo e migliori i risultati.

Anche in questo si nota il salto di qualità, perché lo stesso presidente non nasconde i problemi e se ne dichiara addolorato, ma anche lui ha colto il clima speciale di Trani e, nel siamo certi, sarà combattuto fino all’ultimo prima di lasciare.

Purtroppo la situazione è davvero critica, perché Flora è stato lasciato quasi solo da una città che, a parole, aveva promesso di affiancarlo in qualche modo. Istituzioni comprese, giacché la gestione del campo, quantunque aggiudicata per tre anni alla Fortis, potrebbe essere declinata a causa di condizioni restrittive che limiterebbero molto i campi d’azione e consiglierebbero di non firmare il contratto.

Ma intanto vi sono una finale da giocare, un impegno sportivo da onorare, una tifoseria che continua a sognare. All’indomani della finale di ritorno, con un Trani forse in serie D (se già non lo è adesso perché ormai un ripescaggio sarebbe dietro l’angolo), saremmo già ad un mese dalla nuova stagione e nessuno avrebbe il tempo per ripartire da zero con una nuova società.

Pertanto, ne siamo certi, il Trani arriverà fino in fondo ed anche il presidente non mollerà. Qualcosa è cambiato nel calcio a Trani. Fra due settimane ne avremo la massima dimostrazione: la missione, nessuno escluso, continuerà anche il prossimo anno.

Nico Aurora 


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