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Cementeria di Trani, «sì» con 31 voti a favore. Minoranza in ordine sparso

Prima grossa variante al Pug recentemente approvato. In via Andria, un terreno agricolo, di proprietà della famiglia Matarrese, viene destinato ad attività industriale per la realizzazione di una cementeria. La destinazione, come ha spiegato l’assessore proponente, Ninni De Toma, «è stata espressamente prevista su richiesta della competente commissione consiliare».

Di seguito, la sintesi degli interventi, che sarà progressivamente aggiornata.

Caffarella. Beh, la cementeria non è arrivi in una landa desolata, ma in un contesto già fortemente industrializzato, fra discarica, cave, segherie, impianti di trasformazione delle ossa e future centrali a biomasse. I nostri agricoltori ne sanno qualcosa, perché quei terreni si sono ridotti ed il prodotto diventato meno appetibile con la conseguente contrazione dei loro affari. Mi sembra un po’ troppo e non so se fidarmi fino in fondo degli impegni assunti del protocollo d’intesa: oggi ed in futuro dobbiamo porre paletti fermi sui controlli, a prescindere del fatto che quest’impianto possa risolvere una parte dei problemi economici e sociali della città.

Marinaro. Quello che più dà fastidio è il silenzio con cui si è condotta questa operazione, andata avanti nelle segrete stanze fino al giorno in cui, in pompa magna, si è fatta una conferenza stampa per fare filmare un protocollo già pronto e sconosciuto a tutti. Da quelle parti c’è già troppo in fatto di insediamenti industriali, e con questo impianto avremo un sito complessivamente diabolico. E cosa brucerà questa cementeria? Nella relazione allegata al progetto si parla (in sole tre righe) della «possibilità di termovalorizzare, nei limiti ammessi, una parte dei rifiuti della vicina Amiu, in sinergia». Quindi non è vero che non si bruceranno rifiuti, come ci è stato detto. La manodopera di Trani? Ma i Matarrese sono di Andria, e quindi anche in questo caso ci andrei molto cauto.

Triminì. Io ricordo ancora molto bene i tempi in cui il signor Franzoni veniva a Trani promettendo un gran futuro alla città, ma alla prima occasione utile ha salutato tutti con i risultati che tutti sappiamo. Ma quello che fa specie è che non si è trattato di un’opportunità presa al volo, ma di un iter avviato già da tempo, come da atti. Il consiglio comunale e la città, quindi, sono stati espropriati di ogni decisione. Peraltro, i proprietari di aree limitrofe a quella in oggetto, avevano presentato osservazioni al Pug rivendicando la vocazione industriale di quei siti. Le osservazioni erano state respinte nel nome dell’interesse pubblico, e allora adesso come la mettiamo e come ci comporteremo in futuro?

Maiullari. Trani non avrebbe bisogno di una cementeria perché non abbiamo alcuna certezza sulle emissioni e sui controlli in genere. Ma le lettere aperte del dottor Dino Lionetti un po’ di timore incutono ed io vorrei preliminarmente avere delle rassicurazioni in merito. Le assunzioni? Materrese parla di 70 persone “preferibilmente” di Trani, ma io proporrei “esclusivamente” e sin da ora, facendo fare a queste persone un corso di formazione professionale. Insomma, io credo che anche il protocollo d’intesa sia migliorabile e che non ci sia bisogno, in ogni caso, di fare una variante urbanistica. Basterebbe mandare la cementeria nell’area delle attività produttive già prevista dal Pug.

Ferrante. Giuridicamente, oggi stiamo approvando una variante al Pug subordinandola a quella destinazione. È un lusso che non possiamo permetterci e che per legge non ci sembra consentito. Il proprietario potrebbe non gradire e proporre ricorso alla giustizia amministrativa. E giuridicamente non vi è neanche alcun vincolo che obblighi il privato ad assumere manodopera locale. Piuttosto, è nostra premura presentare un emendamento per chiedere ed ottenere garanzie su emissioni e controlli relativi al buon funzionamento dell’impianto. Del resto, complessivamente, il protocollo d’intesa è carente su tantissimi punti.

De Laurentis. È impressionante la velocità di quest’iter, nel quale addirittura sono arrivate risposte prim’ancora delle domande, come da atti. Però il dubbio che questo cementificio faccia l’inceneritore è grosso ed è lecito. Ed il precedente che stiamo creando è pericoloso: adesso ogni imprenditore chiederà di realizzare un impianto industriale su di un terreno agricolo. Le assunzioni? Io non trovo numeri da nessuna parte: né 70, né 80, né 90. A me consta che la proprietà ha altri impianti, non tutti floridi, e, forse, ha la necessità di smistare personale da una parte all’altra. Poi vi è da dire che tutte le città in cui vi sono cementerie vi sono problemi, e le lettere aperti degli oncologi lo dicono apertamente. Insomma, siamo in presenza di un’imposizione decisa da pochi nel nome del ricatto del lavoro.

Cognetti. Abbiamo difficoltà ad affrontare questo provvedimento perché da un lato siamo per le politiche del lavoro, dall’altro contro l’inquinamento. Quindi, prima di tutto, bisogna approfondire meglio la materia istituendo una commissione di controllo prima che qualcuno dica che il centrosinistra non vuole l’occupazione. Ma adesso l’importante è compiere tutte le verifiche preliminari e, solo dopo, dare la nostra piena disponibilità.

Di Gregorio. Ogni intervento ha focalizzato la questione in maniera semplice e corretta. Per prima cosa vi è un problema urbanistico, con un suolo agricolo che diventa industriale, ma allora, come mai già si stravolge il tanto glorificato Pug dopo pochi mesi? Ma certo, perché Matarrese ha i suoli lì ed allora si deve fare lì. Secondo punto, è stupefacente la velocità con cui si è espletato l’iter: fosse sempre così per ogni provvedimento della pubblica amministrazione. E tutto questo premiare un solo soggetto, per giunta privato. La cementeria inquina? Sicuramente, ma qui dobbiamo preoccuparci del precedente che stiamo creando con la variante urbanistica. Magari Matarrese preferirà farci le Barbie su quel terreno e non il cemento.

De Toma. Troppo comodo parlare di inquinamento solo dove ci sono ciminiere. E sui calzaturifici che diciamo? Cosa fanno loro con gli scarti? Fanno la raccolta differenziata? Forse anche loro contribuiscono all’inquinamento. Ma tutto questo è regolato da autorità sovra comunali che effettuano monitoraggi e rassicurano i cittadini. Il problema non è Matarrese, perché qui siamo in presenza di una società che ha sede a Bologna e ha sei gruppi. È il suolo dei Matarrese, non l’impianto. E a proposito di suolo, quell’area non è stata tipizzata come si faceva nel Prg: con il Pug, invece, si è dato un orientamento che non è vincolante. Infatti, come a Molfetta, se una società propone un progetto serio, perché non prenderlo in considerazione. E poi, non è che stiamo parlando delle Matinelle, ma di via Andria. Perché allora la variante? Perché servono dieci ettari in zona agricola che rappresentano il completamento di un progetto che è di opportunità, non un premio ai Matarrese. Posso anticipare che vi sarà una ri-classificazione della zona in modo che, qualora da qui a cent’anni si volesse cambiare la destinazione di questo suolo, sarà sempre il consiglio comunale ad esprimersi. Il protocollo? Certo che preferisce la manodopera locale: a parità di specializzazione si darà la precedenza a quella di Trani. Progetto conflittuale con la vocazione turistica di Trani? Assolutamente no, è un’opportunità che si può cogliere e cogliamo. Se la cementeria l’avessero fatta a Corato o Bisceglie, ci avreste detto che ce la siamo fatti soffiare sotto il naso.

Tarantini. Il giorno della firma del protocollo d’intesa ero convinto del voto unanime favorevole. Ero, oggi non lo sono dopo quello che ho ascoltato. Lo ero perché decine di posti di lavoro, in presenza di un’azienda seria, sono una garanzia su cui non ci sarebbe nulla da discutere. È vero che questo ci costa una variante, ma questa zona agricola è un’enclave compresa fra un’azienda di calcestruzzo e la discarica dell’Amiu: quindi, dov’è la violenza al territorio? Allora, come si fa dire no ad un’opportunità di questo genere? Non posso accettare che mi si dica di non volere il bene dei miei cittadini, speravo che non lo si dicesse ed invece è successo. E sono sorpreso che la sinistra parli del lavoro come marketing o ricatto. I nuovi posti di lavori non arrivano con il ricatto, ma accogliendo opportunità. Noi vogliamo solo essere operativi con l’intento di fare il bene, e non il male della città. Certo, voi parlate bene sui temi della salute, ma nel breve termine. I ricordo Rendo, dei Promessi sposi, classificato come untore per il semplice fatto di avere toccato al porta del duomo di Milano. Troppo facile parlare alle persone facendo leva sui temi della salute, ma è un gioco che alla lunga non paga. Certo, io sono il sindaco che voleva il termovalorizzatore e sono lo stesso sindaco che non vuole che nella cementeria si brucino rifiuti. E questo perché ci fidiamo dei termovalorizzatori moderni deputati a quello scopo e non delle cementerie adattate. Per questo abbiamo chiesto ed ottenuto dai Matarrese che non brucino rifiuti: è scritto nel protocollo d’intesa. Le polveri sottili e le patologie ad esse correlate? Negli ambienti tutto questo trova pochi riscontri. Su tutta la nano-patologia non vi sono articoli su tutte le riviste scientifiche più accreditate.  Questo perché le nano-particelle vengono emessi non dalle ciminiere, ma dalle marmitte di un qualsiasi veicolo, quando il vostro salumiere taglia il prosciutto, quando sbattete il polpo appena pescato sullo scoglio. Questa è un storia scientificamente poco seria e non posso accettare che un collega mi chiede pubblicamente perché io voglia fare ammalare i cittadini di cancro. Insomma, questa è un’operazione benefica per la città, che ci rimette solo una variante urbanistica. Se fossimo stati più accorti, forse già nel Pug avremmo dovuto prevederlo. Per il resto sono soltanto vantaggi. E quest’amministrazione, se permettete adotta centinaia di provvedimenti in favore dell’ambiente e la stampa e persino Legambiente ce lo riconoscono. Oggi, dunque, dobbiamo trasformarci nella città che finalmente, dopo che per anni ha perso occasioni, finalmente le coglie.

Fabbretti. In questo provvedimento lamento solo la mancata consultazione delle parti sociali. Per il resto, non ho nulla dire perché non si può dire sempre “no”. Abbiamo cinquemila disoccupati ed altri futuri disoccupati a breve quando si esauriranno gli ammortizzatori sociali. Noi del centrosinistra abbiamo sempre insistito perché le aziende venissero a Trani ad impiantare aziende e tante volte abbiamo stimolato l’amministrazione a trovare imprenditori. E allora, adesso che un’azienda viene e ci propone un progetto, non posso accettare che le si dica di no, anche perché non stiamo parlando di un’azienda qualsiasi, ma di un colosso italiano. Certo, i controlli non devono mancare mai, ma non ci potrebbero essere controlli se non ci fosse la cementeria. Io non so come voterà il gruppo dei Ds, so già che avrò problemi nei Ds e nel centrosinistra, ma preferisco votare sì perché ne sono convinta piuttosto che no e poi giustificarmi con i miei elettori e con i cittadini. Sono pronta ad assumermi tutte le mie responsabilità fino in fondo. (il consigliere è stato ripetutamente interrotto da cittadini che, nel pubblico, le hanno rivolto invettive e sono stati poi allontanati dalla polizia municipale.

Gagliardi R.. La stampa guarda e segnala solo i problemi della maggioranza. Adesso scriva anche l’opposizione è andata completamente nel pallone su quest’argomento. Infatti, basterebbe che l’impresa assuma subito trenta persone perché tutto va bene, dimenticando tutte le altre argomentazioni che portano sempre avanti, dall’urbanistica al’ambiente. E poi gli opportunisti saremmo noi. La verità è che il consigliere Fabbretti ha scompaginato un’unità che non vi è mai stata. La questione urbanistica non sta come viene descritta. Siamo nella stessa situazione di quando si autorizzò l’impianto di smaltimento delle ossa animali. I controlli? Esistono leggi, norme e strutture, vedi Arpa. Vogliamo fare le commissioni? Va bene, ma non mi sembra che senza sia un problema. Io penso che la posizione assunta dal consigliere Fabbretti sia un solco: questa è una delibera da approvare all’unanimità.

Un emendamento a firma di nove consiglieri (e presentato dai consiglieri di Gregorio e Ferrante) ha chiesto il monitoraggio delle emissioni dell’azienda, in convenzione con l’Arpa, imputandone i costi alla società proponente. La proposta è stata accolta con voto unanime.

Un secondo emendamento, decisamente più tecnico, ma proveniente dall’amministrazione, ha chiesto una serie di prescrizioni all’impianto relativamente a estensioni, volumi e distanze dalle aree confinanti, sia pubbliche, sia private. Anche in questo caso l’approvazione è stata unanime: 28 sì, gli altri assenti.

Tanto è bastato perché il consigliere Caffarela abbia anch’egli annunciato voto favorevole: «Il provvedimento è stato migliorato».

Il voto finale ha premiato la cementeria così: 31 sì, 3 no, 7 assenti. Distonico il comportamento dell’opposizione: hanno votato a favore Fabbretti e Caffarella, ma anche Cognetti e Tommaso Laurora (tutti Pd), contro Di Gregorio e Francesco Laurora (Verdi) e Maiullari (Idv), assenti Ferrante (Pd) e De Laurentis (prossimo Pd), Triminì (Dc), oltre gli assenti di lungo corso de Feudis (Idv) e Briguglio. Assenti anche nella maggioranza, segnatamente Di Modugno e Cozzoli.

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