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Tribunale e Amet, le nuove sedi non piacciono a chi vi ci lavora

Trasferimenti indesiderati e operazioni immobiliari. Il dibattito in queste settimane s'è concentrato intorno a due temi che sembrano facce diverse della stessa medaglia. Si tratta di trasferimenti di uffici, in un caso conclusosi con un nulla di fatto, nell'altro invece la questione è appena stata sollevata.

Edilizia giudiziaria. Alla fine rimarrà tutto com'è. Gli uffici del Tribunale rimarrano nella loro locazione attuale e probabilmente la necessità di nuovi spazi imporrà un'accellerazione ai lavori di ristrutturazione di Palazzo Carcano. È sfumata dunque la possibilità di destinare gli uffici delle sezioni civile e fallimentare in via Andria, ma non per motivi logistici o tecnici, e nemmeno per le nobilissime ragioni storiche e culturali ventilate dall'ordine degli avvocati e dall'on. Pisicchio in un'interrogazione parlamentare al Ministro Alfano. Ma per questioni puramente economiche.

È quanto è emerso al termine di una riunione della Commissione manutenzione tenutasi la settimana scorsa, in cui sono state valutate le quattro le offerte per l'immobile da almeno 4200 metri quadrati richiesti per gli uffici. Una sola delle quattro era completa, e quindi ammissibile, ma troppo esosa: 600mila euro di affitto annuo che sarebbero diventati 1.8 milioni se il proprietario dell’immobile avesse proceduto (a sue spese) all’adeguamento del capannone, al fine di renderlo idoneo alla destinazione d’uso di sede di uffici giudiziari. Troppo per la Commissione. Quindi la ricerca dell'immobile, cominciata quasi un anno fa con il bando emanato dal Comune, non ha prodotto alcun risultato, con viva soddisfazione di un po' tutti gli addetti ai lavori che si sono sin dall'inizio opposti alla possibilità del trasferimento lontano dal centro storico.

Si torna quindi a parlare di Palazzo Carcano, ma, anche in questo caso, al momento mancano i fondi per completare i lavori e l'apertura di una sola ala del palazzo in attesa del completamento dell'altra è stata scartata per motivi tecnici. Si punterà, adesso più che mai, a richiedere un finanziamento al Ministero della giustizia per ottenere una somma, presumibilmente di 3.5 milioni di euro, utile al completamente definitivo dell’immobile.

Trasferimento sede Amet.  Ma c'è anche un'altra sede storica che rischia di essere trasferita altrove, e anche qui non hanno tardato a sollevarsi i cori di protesta da parte degli interessati, in questo caso i lavoratori. Parliamo dell'Amet il cui consiglio di amministrazione ha appena approvato un bando di gara per la ricerca di un istituto di credito che finanzi l'acquisto di un immobile (8.8milioni di euro) da adibire a nuova sede dell'azienda.

Da qualche anno si parla del suo trasferimento, adesso pare che qualcosa cominci a muoversi e di conseguenza cominciano a muoversi anche i dipendenti. Trentanove dipendenti per la precisione, che in una nota diffusa a mezzo stampa hanno criticato sia la municipalizzata che l'amministrazione comunale. Nella nota si legge che è troppo alta la spesa da sostenere per un'azienda che "negli ultimi anni non ha mai prodotto utili tali da garantirne la copertura". A questo si aggiunge che i mancati introiti delle bollette (imminente il passaggio dei clienti Amet all'Elgasud, altra operazione fortemente criticata) determinerà un ulteriore impoverimento delle casse aziendali.

E non è tutto. Nella nota si  stigmatizza il fatto che l'amministrazione comunale negli ultimi anni ha operato "solo in operazioni immobiliari", sollevando dubbi sulla necessità del trasferimento in immobili da acquistare da privati quando l'Amet ne possiede di poprio in cui decentrare gli uffici. Ma i dubbi riguardano soprattutto il metodo, troppo poco chiaro per i dipendenti che invitano il sindaco Tarantini ad un confronto con le rappresentanze sindacali al fine di "conoscere la verità sul trasferimento dell'immobile". 


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