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Fede, impegno sociale, passione sportiva e fratture da guarire. Il «25mo» speciale di Don Raffaele Sarno

Don Raffaele Sarno è stato ordinato presbitero il 22 giugno 1985. Per l'occasione, oggi, a Trani, alle ore 18.30, sarà celebrata una S. Messa presieduta dall'Arcivesccovo. "Abbiamo pensato a te" porge a Don Raffaele i più sentiti auguri.Di seguito si propone una riflessione del sacerdote che è apparsa sul mensile diocesano "In Comunione".

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Difficile fare un bilancio di questi 25 anni di presbiterato, tanto sono stati ricchi di esperienze, di incontri, di sconfitte come di successi, di giornate luminose e momenti di profondo scoraggiamento, un bagaglio così prezioso da avvertire quasi il pudore di aprirlo, per farne partecipi gli altri.

La sintesi forse è riscontrabile nell’immagine scelta per questa circostanza: La Resurrezione, di Marc Chagall. L’opera fa parte di un trittico, Resistenza-Resurrezione-Liberazione, con cui il pittore, in modo molto poetico e simbolico, ha voluto trasfigurare la storia del proprio popolo, quello ebreo, drammaticamente segnato dall’esperienza della shoah; in particolare, nell’immagine centrale da me scelta, il Cristo diventa il simbolo di ogni uomo che soffre, offeso nella sua dignità, mentre una luce sollevata, simbolo della fede, indica ai popoli la possibilità di un riscatto e di un esito favorevole dalla  propria situazione di  oppressione.

Senza eccessive pretese, nella consapevolezza dei limiti che mi caratterizzano, è quanto ho cercato di fare in questi anni, dapprima attraverso l’esperienza, condivisa con tanti amici, nel creare una realtà associativa, come l’Oasi 2, che ormai sul nostro territorio è un punto di riferimento per il disagio sociale; dall’altra, definendo ulteriormente in senso ecclesiale il mio impegno, coinvolgendo la stessa comunità parrocchiale nell’accoglienza di esperienze definibili senz’altro borderline, superando iniziali diffidenze e ostacoli, ma raccogliendo successivamente consensi e collaborazione. Basti pensare, in modo particolare, all’incontro coi detenuti dell’Alta Sicurezza del carcere di Trani e ai tanti percorsi di reinserimento avviati con essi, la maggior parte di quali con risultati positivi, nonostante quasi tutti provenissero dalla criminalità organizzata o dalla lotta armata.

Oggi l’impegno prosegue nello stesso settore, ma anche attraverso i tanti centri d’ascolto avviati in tutte le città della nostra Diocesi, attraverso i progetti a favore dei cittadini stranieri, liberi o detenuti, nell’accogliere donne disagiate o sfruttate, famiglie senza casa o colpite duramente da una congiuntura economica drammatica. Insomma, insieme coi tanti collaboratori, a cui va il mio sentito ringraziamento, si vuole essere ancora punto di riferimento, motivo di speranza, segno di una Presenza che vada oltre le nostre persone e che in Cristo vuole indicare la vera liberazione.

Non vorrei nascondere, in tutto questo, un aspetto della mia esistenza conosciuto da molti e che, apparentemente, sembrerebbe avere nulla a che fare con la mia vita sacerdotale; mi riferisco alla mia consolidata pratica sportiva, che da oltre 20 anni mi spinge,  quasi ogni mattina, estate o inverno che sia, ad incontrarmi con un fedele gruppo di amici e a svolgere allenamenti a volte rilassanti,  a volte massacranti, soprattutto se ormai vicina una gara di maratona(km 42,195) da affrontare con la giusta preparazione. La partecipazione a manifestazioni di questo tipo ci ha portato, è il caso di dirlo, in giro per il mondo, fino alla mitica New York, esperienze sempre da me vissute  con lo sguardo del prete, pronto a cogliere le tante sfaccettature di cui è fatta la nostra ricca umanità, con le sue contraddizioni, a volte esaltanti, talvolta mortificanti: la messa festiva a Manhattan, nella cattedrale di St. Patrick, con i banchi occupati  da gente di pelle bianca, mentre ai neri era riservato solo il ruolo di inservienti; una chiesa a Copenaghen trasformata in pub; la freddezza dei fedeli cattolici nella cattedrale di Berlino, con la facciata che dava sulla piazza in cui i nazisti avevano bruciato tutti i libri che non aderivano alla loro ideologia; la messa multietnica in una chiesa cattolica di Londra, dalle parti di Notting Hill e tanto altro ancora.

La corsa come la vita, fatta di fatica, di rallentamenti e accelerazioni, di soste e di riprese, di sconfitte e di risultati esaltanti, ma sempre con la voglia di migliorare, di raggiungere un altro traguardo, di fare nuove esperienze, carichi di entusiasmo e di gioia.

Arrivo al traguardo del mio 25° con alcune fratture: una alla clavicola e le altre alle costole. La passione per lo sport mi ha giocato un brutto scherzo ed una rovinosa caduta da una bici da corsa ha provocato questo disastro. Sono stato costretto al ricovero ed adesso si è avviata la lunga e paziente convalescenza. Ma non mi sono perso d’animo, ho conservato la mia serenità, il mio desiderio di riprendere tutte le attività, comprese quelle sportive. Alla concelebrazione del 22 Giugno sarò presente con un tutore che renderà rigidi e goffi i miei movimenti, ma questo non mi impedirà di spezzare il Pane e dire il mio grazie al Signore, perché ancora una volta ho sperimentato quanto ogni cosa sia frutto del suo dono.

don Raffaele Sarno

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