Appena archiviato il solstizio d’estate, ecco rispuntare la puzza degna del grande Bologna, quella che «tremare il mondo fa».
Benvenuta estate, ma se «Trani t’incanta», «la puzza ti stronca». E ieri, nel porto maledettamente aperto alle auto (lo si vuole comprendere che va chiuso sempre perché a Trani è sempre sabato tutti i giorni?), oltre l’invasione delle auto e dei gas di scarico, ecco quella della puzza.
Smog e puzza, mix perfetto. Il primo è micidiale per il corpo, la seconda per l’olfatto, insieme sono la contro-cartolina di Trani. E tutto questo mentre chi mangia al porto digerisce le nano-particelle del prosciutto tagliato a fette o alla tranese (Tarantini dixit), o dell’insalata di mare con polpi or ora sbattuti sugli scogli impregnati di silicio (ipse dixit).
Dunque, come dicevamo, ieri la serata è stata letteralmente rovinata dalle esalazioni maleodoranti provenienti da un opificio sito fra Trani ed Andria deputato al trattamento delle carcasse animali. Premesso che giurano e spergiurano che l’azienda è perfettamente legittimata a svolgere tale attività e ha tutti i permessi in piena regola, basta che in estate il vento giri e Trani diventa invivibile.
Il fenomeno, per la verità, negli ultimi tempi si è ridotto nella frequenza delle manifestazioni, ma non nella portata: la puzza, quando arriva, è veramente insopportabile. Ma solo per chi ancora è animato da uno spirito che non sia di rassegnazione. Tanta Trani, purtroppo, alla puzza neanche ci fa più caso. È la stessa che non si accorge delle nuove piazze che si inaugurano, delle antenne della telefonia che spuntano, che si disinteressa della vita politica, che vende il suo voto per cinquanta euro: che tristezza.
E le autorità, per tutti questi anni, chiarimenti ufficiali non ne hanno mai dati. Con l’eccezione della Polizia municipale, che lo scorso 24 ottobre operò un controllo insieme con personale tecnico dell’Arpa Puglia e del Nucleo batteriologico del Comando provinciale dei vigili del fuoco di Bari. «Il personale intervenuto – spiegava al termine dell’intervento il comandante Modugno -, con l’assistenza di agenti del settore ambientale della Polizia municipale, ha provveduto alle prime complesse operazioni di accertamento presso due aziende, site nel territorio di Trani, una delle quali adibita alla lavorazione di rifiuti di origine animale e produzione di fertilizzanti, l’altra all’allevamento di galline. Gli accertamenti espletati – concludeva il comandante - sono, allo stato, al vaglio del settore chimico, ambientale e tossicologico dell’Arpa di Bari e dell’Autorità giudiziaria di Trani, da noi debitamente informata degli eventi».
Non abbiamo mai conosciuto l’esito delle analisi. Riteniamo sia stato negativo, ma forse sarebbe il caso di tornare a darci un’occhiata.
Anche perché, proprio approvando la cementeria, in tanti hanno giustificato il voto favorevole trincerandosi dietro i controlli: «Se ci sono, siamo tranquilli». Già, ma quanti ce ne sono? Chiediamocelo ogni volta che scenderemo in strada e, mentre con una mano mangeremo un gelato, con l’altra ci tureremo il naso.
Nico Aurora
