E’ tranese il libero professionista dalla cui coraggiosa denuncia è nata l’operazione “Amarcord”, consumatasi fra Barletta e Trani grazie al lavoro svolto dalla Gdf di Barletta e coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani.
Individuata un’associazione per delinquere formata da cinque italiani (tre di Trani, due di Barletta, due di Bisceglie) e due albanesi, residenti a Barletta che sottoponevano ad usura ed estorsione alcuni cittadini, anche riciclando denaro sporco.
Il capo del sodalizio, Michele Mangino (di 65 anni, nativo di Andria ma residente a Trani), era stato già arrestato per reati analoghi nel dicembre scorso. In manette altri due tranesi: Domenico Del Negro, 58 anni, e Carmine Canaletti, 35 anni.
Accanto alle misure cautelari riguardanti le persone, richieste dal Pm Carla Spagnuolo e firmate dal Gip Roberto Olivieri del Castillo, si sono adottate misure restrittive patrimoniali su conti bancari, beni mobili ed immobili, quote societaria di un bar di Barletta, l’Amarcord di Barletta.
Precisa la ricostruzione delle Fiamme gialle, soprattutto a livello contabile. Ma decisiva è stata la disperata denuncia prima del succitato professionista, poi di altre persone. Le loro testimonianze hanno consentito di chiarire lo scenario e chiudere il cerchio sui responsabili.
“Chi vive gli stessi problemi segua l'esempio di queste persone che hanno avuto il coraggio di denunciare, perché non saranno lasciati soli”, è l’appello rivolto dal Procuratore, Carlo Maria Capristo.
L’attività è nata nel novembre 2009 e quindi si è sviluppata molto rapidamente. E’ stata un’indagine di tipo classico, nella quale non vi è stato neanche bisogno di un consulente tecnico che la Procura normalmente nomina a sostegno dell’indagine stessa.
Le prime attività di riscontro sono state poste sotto traccia perché si aveva la precisa sensazione che da lì si sarebbe individuato dell’altro, come infatti è stato.
Adesso non soltanto si sono assicurati i responsabili alla giustizia, ma ai cittadini vessati vi sarà il sostegno dei fondi antiracket previsti dallo Stato.
Una quarantina i casi ricostruiti, fra usure accertate, estorsioni e prestiti abusivi. Al titolare del bar è contestato invece il riciclaggio di denaro sporco.
L’esito delle perquisizioni ha permesso anche di sequestrare, fra cambiali e assegni, quasi 800mila euro.
Il giro di usura andava avanti da circa otto anni. Il danno subito per il professionista è stato di oltre un milione di euro partendo da un prestito di 10-20mila euro. Il tutto condito da molte minacce.
