"Il reinserimento dei detenuti nella società avviene preminentemente attraverso tre trattamenti: quello scolastico, quello religioso e quello lavorativo". E' questa frase che forse più di ogni altra stigmatizza la linea d'ombra che separa la vita carceraria della società che fuori dalle mura delle case circondariali continua a muovere i propri automatismi. Il compito degli operatori del settore è fare in modo che i carcerati la attraversino, dandosi nuove possibilità per il prorio futuro. A pronunciarla è la direttrice della casa circondariale di Trani, Angela Anna Bruna Piarulli. Stamattina al Monastero di Colonna è stato infatti presentato il progetto "Con gusto, solidali e consapevoli", nato dal parternariato tra dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, cassa delle ammende del Ministero della giustizia e "Campo dei miracoli", una cooperativa che tra le altre cose di occupa del reinserimento nella società di detenuti e ex detenuti. Questo progetto, in particolare, vede impegnati i detenuti nella lavorazione artigianale di taralli.
E' il termine "trattamento" quello che risulta essere maggiormente significativo. Il detenuto viene aiutato ad assumere una posizione all'interno della società, una posizione che passa attraverso l'insegnamento della religione, la scolarizzazione e il lavoro, quasi a ricostituire tramite questi tre anelli mancanti un legame con il mondo là fuori. Don Raffaele Bruno, cappelano del carcere di trani, sottolinea l'importanza di questi tre fattori, perché oltre alla riscoperta di una spiritualità che faccia da argano per la risalita, sono l'istruzione e il lavoro a completare l'opera. Il lavoro soprattutto, perché attraverso di esso si può dire compiuto un percorso che "dall'isolamento del carcere riconduca alla gioia di vivere nel mondo".
Il sindaco di Andria e vicepresidente della sesta provincia Nicola Giorgino ha evidenziato come sia importante "Ricontestualizzare uomini che hanno sbagliato, farlo inserendoli nella società che hanno leso ma che deve accoglierli come parte di sé. La scelta di lavorare prodotti tipici è particolarmente vincente, richiama al nostro territorio, alla nostra società, alle nostre radici. Farle riscoprire a chi se ne è allontanato è momento imprescindibile della vita comune". I relatori sono visibilmente soddisfatti, si percepisce che in quella produzione di prodtti alimentari c'è il sigillo di un successo corale che coinvolge tutti, dirigenti, politici, padri spirituali e ovviemente i detenuti. Nella bontà dei loro prodotti si cela quella della loro vita ritrovata. Nella gestualità lenta del loro lavoro, riproposta dalle immagini del laboratorio, si intravede cosa possa significare per loro avere un'altra chance, una nuova prospettiva.
