Sembra ieri, ed invece sono passati già undici anni. Correva l’anno di grazia 1999 quando Marcello Vernola, da poco alla guida della giunta provinciale di Bari, revocò la delibera con cui l’esecutivo uscente aveva approvato il progetto previsto a Trani dalla privata Ecoerre per realizzare una piattaforma di trattamento dei rifiuti speciali con annessa discarica.
Il sindaco dell’epoca, Carlo Avantario, gli fu profondamente grato per una scelta che, quantunque costata tanto dal punto di vista economico anche a Trani, evitò alla nostra città un’ingiustificata concentrazione di discariche in contrada Puro vecchio, prestando in ogni caso fede alle rassicurazioni della ditta barese, che giura tuttora che a Trani non avrebbe mai smaltito rifiuti pericolosi.
Trani, che a Marcello Vernola dovrebbe dunque serbare un minimo di oggettiva riconoscenza per quella decisione politica sicuramente provvida, adesso ritrova l’ex presidente della nostra ex provincia, nonché ex euro-parlamentare, nelle vesti di anello di congiunzione fra la nostra città e quella di Podgorica, capitale del Montenegro, che lo scorso 26 giugno hanno firmato con i rispettivi sindaci, Pinuccio Tarantini e Miomir Mugosa, l’accordo di programma che apre una serie di prospettive interessanti sul fronte dei rapporti commerciali fra queste due sponde dell’Adriatico. In particolare, Trani ed il Montenegro studiano un asse vincente fra turismo ed economia. Il primo detta i tempi, la seconda muove gli interessi delle reciproche amministrazioni.
A Trani vi è una delle poche discariche pubbliche dell’intero mezzogiorno, a Podgorica vi l’unica di tutto il Montenegro. Da qui può partire un “know how” importante verso i Balcani, da lì può tornare energia utile per l’Amet.
Peraltro, è già stabile dal 1966 il legame di amicizia e collaborazione fra Bari e la stessa città montenegrina. In altre parole, quello che si profila “è un rafforzamento del legame con la Puglia – ha spiegato Mugosa -, e adesso anche la possibilità di affacciarci sulla nuova provincia pugliese”.
Oltre le aziende, però, Trani e Montenegro pensano anche al turismo, quello balneare soprattutto. Le presenze in quel paese si sono quadruplicate in pochi anni, ma mancano i servizi a sostegno. Quella dei rifiuti è una delle piaghe maggiori del Montenegro, quantunque a Podgorica si sia avuta l’intuizione di partire con una grande discarica pubblica realizzata da aziende italiane. “Io ed il mio collega di Trani (entrambi medici, ndr) siamo pronti a compiere un percorso comune – ha concluso Mugosa - nell’interesse delle rispettive popolazioni”. “Le possibilità di scambi proficui fra le due comunità sono enormi – ha confermato Pinuccio Tarantini -. Ora stiamo ponendo le basi per rendere operativo questo interessante punto di partenza”.
Ma ecco, più nel dettaglio, come si profilerebbe l’operazione. «Loro sono molto interessati alle nostre aziende Amet e Amiu – spiega Tarantini -. A2A (azienda elettrica con sedi a Milano e Brescia, ndr) è già presente lì con quote nella principale azienda montenegrina. Ci piacerebbe che anche le nostre aziende abbiano prospettive. Con Amiu possiamo più dare, con Amet prendere in termini di energia elettrica da fonti varie.
Ma perché un asse fondato inizialmente sulle discariche? «Perché il Montenegro è un paese patrimonio dell’Unesco che in estate vede la popolazione quadruplicarsi – spiega Vernola -. Non esistono depuratori lungo la costa, non esiste la raccolta differenziata, esistono molte discariche abusive ed una sola pubblica, quella di Podgorica. Noi dobbiamo partire da lì e, attorno a quell’impianto costruire il ciclo integrato dei rifiuti, anche perché le discariche sono l’ultimo anello della catena. Ma tutta la catena dovrà essere fatta di impianti pubblici. Quindi Trani, attraverso l’Amiu, può aiutare Podgorica a realizzare il ciclo dei rifiuti».
Da qui si comprende come entri in gioco l’energia elettrica «Terna sta realizzando un elettrodotto marino fra Italia e Montenegro – riprende Vernola -, quindi Amet può candidarsi a produrre energia rinnovabile tramite le centrali idroelettriche montenegrine, importandola attraverso la condotta di Terna. Ed Amet è l’unica società interamente pubblica del Mezzogiorno a distribuire corrente».
Dunque, per Vernola ed i sottoscrittori dell’accordo è perfettamente possibile la convivenza fra turismo ed impianti di questo rilevante impatto. «Lo è perché è necessario per evitare che l’inquinamento deturpi territori turistici, altrimenti l’economia turistica va a rotoli. Però la condizione è che gli impianti siano sempre a maggioranza pubblica».
Da qui la prudenza sulla cementeria dei Matarrese, intorno ala quale Vernola si limita a dichiarare di saperne molto poco e, al contrario, la bacchettata a Vendola per avere revocato il termovolizzatore di Trani: «È vero che i termovalorizzatori sono solo un anello della catena, non la soluzione del problema rifiuti, ma io al posto di Vendola quello di Trani, a maggioranza pubblica, l’avrei fatto realizzare».