Chiude il reparto di Ortopedia di Trani, per presunte carenze di organico, e per l’ennesima volta il nosocomio tranese si trova nelle condizioni di essere “il Cenerentolo” della politica sanitaria della Regione Puglia. In verità le carenze di organico del reparto non sono maggiori o diverse dalle carenze presenti negli altri ospedali ed, aggiungo, con l’organico esistente si è riusciti a mantenere fino ad oggi una indiscutibile efficienza del reparto medesimo. Pertanto non vi è alcuna giustificazione nella chiusura che ha tutta l’aria di sembrare manifestamente politica. L’ospedale di Trani sembra “un vaso di coccio tra vasi di ferro” e questa situazione denota una programmazione dei servizi sanitari in seno alla Azienda Sanitaria distante dalle reali e concrete esigenze del territorio. Il tutto aggravato dal fatto che queste decisioni vengono prese senza alcuna informazione preventiva alle autorità cittadine le quali, in ogni caso, si dichiarano ancora disponibili a discutere su come affrontare l’emergenza estiva e non solo, nell’ottica di una ribadita volontà di affrontare, e seriamente, il percorso dell’ospedale unico Bisceglie- Trani.
Il Sindaco
Giuseppe Tarantini
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Da una prima ricostruzione, l’Asl Bat ha ritenuto di accorpare Trani con Bisceglie, Barletta ed Andria, destinando in ciascuna di queste strutture i quattro medici in dotazione nel suo presidio. Così che, per un arco di tempo ancora non meglio precisato, l’attività di Ortopedia cesserà nell’attesa di superare quanto prima l’emergenza. Dal capo ufficio stampa dell’Asl Bat, Micaela Abbinante, si apprende che «la durata del provvedimento sarà la più breve possibile. I disagi sono innegabili, ma anche le carenze dei medici, che non possono essere sottoposti a stress tali da comprometterne il rendimento professionale. Del resto, l’azienda sanitaria non riesce a trovare medici disponibili neanche con il sistema della chiamata diretta. Questa soluzione, alla fine garantirà un servizio completo e di qualità nelle strutture in cui sarà assicurato».
