Il piano di rientro programmato dalla Regione Puglia avrebbe dovuto proporre un nuovo modello di assistenza sanitaria, atteso ormai da un decennio, potenziando i servizi territoriali come i distretti sociosanitari, le residenze assistite, i poliambulatori e l’assistenza a domicilio. Invece, ancora una volta, di simili iniziative non vi è traccia, anzi si incrementano i tagli e si ripropone un indiscriminato ticket sulle ricette, penalizzando ulteriormente le fasce più in difficoltà dal punto di vista economico-sociale”.
Il segretario generale della UIL di Puglia e di Bari, Aldo Pugliese, esprime così il proprio disappunto nei confronti del piano di rientro messo a punto dalla Regione Puglia. “C’è da fare una premessa importante – continua Pugliese – ovvero che pare incomprensibile ed ingiustificabile l’imposizione del Governo Nazionale di concentrare i tagli alla spesa sulla prima annualità del triennio 2010-2012. Tuttavia il piano regionale appare inaccettabile nella sua totalità. Non è condivisibile che il taglio di 2500 posti letto porti la Puglia addirittura al di sotto dello standard nazionale del 3,2 per mille per abitante e che il rapporto percentuale della spesa favorisca eccessivamente il settore privato. Inoltre, il futuro delle strutture pubbliche, già di per sé compromesso dalla corposa riduzione dei posti letto, soffrirà un ulteriore contraccolpo dovuto al blocco del turn over, accentuato dalla corsa al pensionamento quale conseguenza dalla manovra finanziaria del Ministro Giulio Tremonti”.
La riforma del sistema sanitario pugliese, secondo il segretario generale della UIL, non può dunque prescindere “da un intervento deciso sugli sprechi che c’erano e tuttora permangono nel settore sanitario, come dimostrano le inchieste portate avanti dalla magistratura locale, da un controllo severo sulle forniture e sulla spesa diagnostica, sulle procedure d’acquisto di beni e servizi. Inoltre, quando si debbono chiedere sacrifici, è d’uopo che chi li propone sia il primo a dare il buon esempio. Pertanto riteniamo che, contestualmente a un contenimento degli sprechi, si debba procedere all’annullamento degli aumenti retributivi che i dirigenti sanitari, e i direttori generali in particolare, hanno deciso di concedersi. La UIL chiede dunque di avviare su tutti questi temi un confronto serio ed a largo raggio con l’Assessorato alla Sanità, attraverso il tavolo permanente già acquisito, al fine di intraprendere un processo di riforma equo e sostenibile del sistema sanitario regionale
