Assistiamo ormai frequentemente ad una raffinata modalità di esercizio del potere politico, così come emerge diffusamente da indagini e rivelazioni sulla stampa, spesso coinvolgenti esponenti anche di alto livello. Non sono più rari, infatti, gli accordi di tipo collusivo-corruttivo, lo sfruttamento organizzato del potere politico ed amministrativo a fini personali e clientelari con abuso sistematico dei poteri istituzionali, strascico o reiterazione di storiche abitutidini.
“Non esiste una nuova tangentopoli semplicemente perchè la vecchia non è mai terminata” (William Star).
Tali sistemi di gestione del potere politico, di per sé deprecabili, condizionano evidentemente la gente che, giustamente, si allontana da una politica che appare sempre più sporca ed interessata rifugiandosi in un allarmante astensionismo che rivela il suo peso nelle competizioni elettorali: trattasi di una scelta, seppur discutibile, libera.
La condizione di assoggettamento che scaturisce dalla forza di intimidazione di una certa casta politica che coinvolge i cittadini, evidenzia una debolezza del tessuto sociale inconsapevolmente assorbito dalle suddette modalità di gestione del potere.
Occorre rendere la politica sempre più partecipata coinvolgendo i cittadini ed interpretando correttamente le loro esigenze rendendoli protagonisti delle loro scelte.
Se poi l’astensionismo continua a crescere insieme al silenzio della gente, sempre più sinonimo di omertà, il problema è grave ed ai politici che rifuggono dai metodi innanzi richiamati è affidato il compito di estirparlo.
Nella nostra città dove, per esempio, è costante la crescita dell’astensionismo, esistono problemi di anomala gestione del potere politico o il dato è semplicemente il risultato della debolezza del tessuto sociale?
