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Litorale nord di Trani devastato dai marmi, corsa contro il tempo per evitare la prescrizione civile

Un anno e sei mesi di reclusione per reati ambientali, pena prescritta. Ma anche per pagare in sede civile il danno incalcolabile arrecato all’ambiente si va verso la prescrizione. A marzo arriverebbe l’ultimo colpo di spugna, e adesso allora si cerca di correre ai ripari. In gioco c’è il futuro del litorale di ponente, trasformato, quasi devastato per decenni dagli scarti della lavorazione della pietra.

Ieri mattina, a palazzo di città, si è riunito un tavolo istituzionale convocato dall’assessore all’ambiente, Pina Chiarello, e dal dirigente dell’Ufficio tecnico, Giuseppe Affatato. Insieme con loro, rappresentanti di Arpa Puglia, Genio civile e Capitaneria di porto, quest’ultima rappresentata dal comandante della Guardia costiera di Barletta Giuseppe Stola. Della questione sarà interessato anche il Demanio regionale.

Mentre l’Ufficio legale del Comune ha già attivato le procedure per ottenere l’interruzione della prescrizione civile, l’Arpa effettuerà prelievi, campionamenti e carotaggi nella vasta zona di mare, che si estende in maniera pressoché uniforme dal castello svevo al confine con Barletta, così da porre gli altri organi istituzionali nella condizione di quantificare il danno. Il Demanio avrà invece il compito di redigere un progetto di riqualificazione del sito, che sarebbe realizzato dalle pubbliche amministrazioni interessate imputando i costi alle aziende responsabili dello scempio di quei luoghi. Si punta anche a realizzare la famosa litoranea dal castello a Boccadoro, dove intanto prenderebbe forma un pregevole progetto di riqualificazione su cui sta lavorando proprio l’assessore Chiarello.

Ma è dura, e la storia penale insegna. Il 10 maggio 1997 i rappresentanti legali di diciassette aziende lapidee di Trani furono condannati dal pretore circondariale dell’epoca, Michele Nardi, ad un anno e sei mesi di reclusione per reati ambientali connessi all’illecito scarico a mare di scarti della lavorazione della pietra. La sentenza fu appellata dai condannati, che nel ’99 chiusero il secondo grado di giudizio con la prescrizione. Analoga sentenza di prescrizione fu emessa dalla Cassazione nel 2001. I procedimenti penali hanno demandato alla giustizia civile la quantificazione del danno. Talmente incalcolabile che ancora nessuno è riuscito nell’impresa.

Ma se si arrivasse anche alla prescrizione civile la beffa sarebbe atroce.


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