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Fuochi con musica, ovvero Trani ed il coraggio di cambiare

(n.a.) Il coraggio di cambiare va premiato. Complimenti, dunque, al Comitato feste patronali (Scarcella, Basso, Capurso, Fiore, Scagliarini, Todisco) per il “fegato” mostrato nel presentate ad una città, spesso poco avvezza ai cambiamenti, uno spettacolo pirotecnico completamente nuovo.

Ci riferiamo allo show “piromusicale” che la marchigiana Pirotecnica Santa Chiara ha presentato ieri sera nel momento clou della festa patronale.

L’accompagnamento musicale ad un allestimento pirotecnico non è una novità in assoluto, anzi è un progetto portato avanti con successo in molti comuni sia italiani, sia esteri. Ma per Trani rappresentava una circostanza del tutto inedita che, proprio per questo, era attesa al varco con tanta curiosità da parte della gente e tanta apprensione da parte degli organizzatori.

Questo perché i punti di visione dei fuchi, a Trani, sono innumerevoli ma, a fronte di una platea di osservazione così vasta, difficilmente sarebbe stato possibile coprire la stessa zona con una spinta sonora adeguata.

Gli esecutori hanno portato a Trani un impianto da gran concerto musicale, posizionato sotto il faro del molo Sant’Antuono, ma evidentemente è bastato soprattutto per la zona intorno a quel luogo, dove le fonti audio erano effettivamente posizionate. Dunque, chi ha visto lo spettacolo da porta Vassalla e dintorni se l’è goduto, chi era al porto forse avrà fatto fatica anche per il cambio continuo della direzione del vento, gli altri forse avranno visto ma non sentito.

Ma chi ha visto e sentito è rimasto favorevolmente impressionato da uno spettacolo che era davvero uno spettacolo nel vero senso della parola. Più che in riva al mare, pareva di essere a teatro, spettatori di un’azione di palcoscenico anticipata persino da un annuncio di ritardo di 15 minuti: storico, mai accaduto prima. Ritardi negli anni scorsi tantissimi, ma mai qualcuno che lo annunciasse.

Poi, un solo botto per richiamare l’attenzione ed un voce recitante legge la “Poesia sul fuoco”, mentre sul molo San Nicola ed in acqua si accendono i primi colori. L’introduzione dura due minuti, la voce si ferma, i fuochi si spengono: primi applausi.

Con l’assenza di suono ed il buio, cala anche il silenzio: la gente è entrata nel ruolo, tutti si sono calati nella parte di spettatori. Inizia lo spettacolo vero: «Avatar», «The Mission», «L’ultimo dei moicani», «Carmina burana», «Nessun dorma», We are the champions» sono la sequenza di un bel crescendo di suoni e colori che lascia tutti con naso all’insù ed un senso di gran stupore. La sincronia fra figure e musica a tratti è perfetta, per la prima volta chi vede i fuochi si emoziona. Emozione: alzi la mano chi l’ha provata prima vedendo i fuochi. Questo è vero teatro.

Ad ogni fine pezzo, applausi. Alla fine di tutto, un’ovazione. Lo speaker che prima aveva annunciato il ritardo si prende la rivincita e ringrazia, a nome degli allestitori e del Comitato feste patronali. Applausi anche dal loggione.

Bene così: si è dimostrato che si può fare un bel fuoco senza necessariamente fare rumore. Meglio la delicatezza del tratto e dei colori che un petto gonfiato da botti che ti entrano nel ventre. Tecnicamente si può fare meglio. Per esempio, consigliare agli spettatori la zona ideale per una migliore visione. Ancora per esempio, diffonde il segnale con almeno due fonti sonore sincronizzate.

Ma la filosofia è vincente. Il coraggio di cambiare va premiato.


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