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«Quei terreni agricoli sono irrorati con le acque del depuratore?» La denuncia della Folgore di Trani

«Chi ci garantisce la qualità dei prodotti ortofrutticoli venduti dai contadini?» E’ una domanda legittima posta dai volontari dell’organizzazione di volontariato Folgore di Trani. Durante i vari servizi effettuati nel territorio, i volontari della Folgore hanno controllato il canale a cielo aperto denominato Ciappetta – Camaggio lungo 14 km, che partendo dal depuratore fognario cittadino di Andria trasporta le acque reflue attraversando Andria, il confine con Trani, e sfociando infine in mare a Barletta sud.

Più volte posto sotto sequestro, nel giugno 2007 il sindaco di Barletta emise un’ordinanza con la quale dispose il divieto assoluto di utilizzare ed emungere, per qualsiasi fine, le acque del canale in argomento. Inoltre, con il medesimo provvedimento, si intimava al gestore e al direttore tecnico dell’impianto di depurazione di Andria di porre in atto ogni utile iniziativa e misura di prevenzione dell’inquinamento e, in particolare, di porre fine allo sversamento/smaltimento nel canale “Ciappetta - Camaggio” di sostanze tossiche, veicolate dalle acque reflue in uscita dall’impianto di depurazione aventi valori chimici e biologici superiori a quelli previsti dalle vigenti leggi.

Nel gennaio 2010 l’ARPA e la Guardia Costiera di Barletta prelevarono dei campioni di acqua dal canale a causa della strana presenza di schiuma bianca, al fine di effettuare analisi chimiche e batteriologiche, in vista di eventuali danni o situazioni di pericolo per l’ambiente marino e costiero.

A quanto pare però gran parte dei possessori di terreni che costeggiano tale canale (che siano di Trani, di Barletta o altrove) eludono sia le ordinanze e sia le norme a tutela della salute pubblica.

Come documentato da foto e video realizzati dai volontari della Folgore, lungo la stradina che costeggia il canale, partendo da Trani dalla statale adriatica bivio Ariscianne fino a Barletta, sono presenti parecchie bocchette per irrigazione, mimetizzate da pietre, erba o stracci, che confluiscono nel canale, alle quali vengono poi collegate motopompe per irrigare i campi agricoli a coltivazione di ortalizi e vigneti.

Infatti i volontari hanno fotografato la stessa bocchetta di irrigazione sia di sera, con evidente riscontro visivo di bocchetta e strada bagnata con annesso vigneto appena irrigato, e sia di mattina con le pietre visibilmente spostate (ad indicare che c’è attività di prelievo acque).

Nella stagione estiva, a causa della siccità per mancanza di pioggia, coloro che non posseggono un pozzo artesiano nel proprio terreno e che non vogliono pagare l’acqua delle autobotti, attingono acqua dal canale, di solito nelle prime ore della mattina o nella tarda serata, sapendo che non ci sono controlli a quell’ora.

I volontari della Folgore auspicano che vengano intensificati i controlli lungo questo canale, sia da parte delle Forze dell’Ordine e sia da parte di altre associazioni di volontariato e gruppi di vigilanza a carattere ambientale, e che questi proprietari terrieri o agricoltori siano più coscienziosi e di buon senso.

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