Parte dai grandi meccanismi della politica nazionale Alessandro Moscatelli, coordinatore cittadino di Allenanza per l'Italia, per concentrare poi il suo zoom su temi che ci riguardano più da vicino. Politica e danaro, questo è l'argomento, e in conclusione un passaggio sulla politica locale, dove non mancano quelli che con un eufemismo potremmo chiamare i professionisti della politica. Di seguito la nota "I cittadini devono essere informati su quei meccanismi ibridi della politica che non appaiono ma costituiscono il necessario quanto indefettibile background sul quale, di fatto, si impernia il livello di conoscibilità ed il conseguente peso elettorale.
Pobabilmente a qualcuno tali argomentazioni risulteranno ovvie ma le regole non scritte del gioco politico devono formare oggetto di riflessione per comprendere quanto sull’attuale sistema incidano dinamiche per nulla correlate alla forza delle idee, all’onestà intellettuale, alle spiccate doti di taluno o talaltro personaggio politico.
Intendiamo riferirci all’inscindibile connubio, al rapporto perverso tra la politica e il danaro.Il Presidente emerito Cossiga, nel suo ultimo libro “Fotti il potere”, ha dichiarato che “i bilanci di tutti i partiti sono ancor oggi sistematicamente falsi», i soldi che ricevono attraverso il finanziamento pubblico «sono solo una minima parte di quelli di cui possono effettivamente disporre» e pertanto «non c’è personalità politica che non possa essere sbattuta in galera per tangenti».
Parole forti che, però, esprimono il senso di una politica sempre più affarista, legata al mondo dell’economia e dell’impresa e, in un certo senso, giustificano l’allontanamento e lo scetticismo della gente. Lo stesso Cossiga ha affermato che «i politici sono ormai marionette nelle mani dei banchieri», e «sul fiume di denaro frutto della corruzione navigano le carriere e le fortune personali di molti di loro». Se con uno zoommata restringiamo l’obbiettivo sul sistema politico locale, le cose non mutano.
Basta domandarsi, ad esempio, come possa campare un disoccupato che si candidi al consiglio comunale, investendo decine di migliaia di euro per essere eletto, nella consapevolezza di non poter recuperare l’investimento con gli emolumenti che dovrà incassare durante l’intera consiliatura. C’è qualcosa di strano. Chi non lavora non fa l’amore ma fa politica.
