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Poste & rapine, film già visto

Ancora una volta si è rischiata la vita per non più di duemila euro. Ed è la sesta volta in sette anni, nello stesso luogo, e quasi sempre allo stesso modo. C’è qualcosa che non va, anche perché c’è qualcosa che non c’è mai stato, dentro e fuori: la sicurezza. Ci riferiamo alla rapina dello scorso 10 settembre presso l’ufficio postale di largo Petrarca, la sesta in quella filiale dal 2003.

L’episodio criminoso si è verificato intorno alle 15.30 e si è svolto secondo il pressoché consueto modus operandi: due banditi in filiale, un terzo in auto ad attenderli. I due entrano nel salone a volto scoperto, ma se lo travisano appena varcato l’ingresso: si spera che le telecamere a circuito chiuso abbiano fatto in tempo a registrare immagini tali da fare distinguere i volti.

Con il volto coperto da calzamaglia e brandendo un’arma non meglio precisata, i due malviventi prendono in ostaggio una donna e intimano al cassiere di consegnare loro il denaro disponibile, non più di duemila euro a quanto è dato conoscere. Del resto, come è noto, gli uffici postali sono ormai dotati di casse temporizzate non comandate dagli impiegati, ma che si attivano solo se si compie un’operazione presso lo sportello. Ogni cassa ha delle mini slot che ruotano e rendono disponibile sono una modesta quantità di denaro rispetto a quella complessiva.

I banditi si accontentano del primo gruzzolo disponibile e, dopo averlo sottratto, strattonano la donna scaraventandola a terra prima dell’uscita, poi si dileguano facendo perdere le tracce. La donna è rimasta a lungo sotto choc.

La rapina, sulla quale indagano i carabinieri, riapre un problema mai risolto circa la vulnerabilità di quell’ufficio postale, che ha sede in un luogo non coperto dalla video sorveglianza pubblica. Le telecamere comunali sarebbero un primo deterrente per i rapinatori, ma lì non ci sono mai state, nonostante le reiterate richieste degli impiegati postali, che da anni lavorano con la comprensibile paura di essere rapinati da qualcuno che, magari poco esperto, commetta gesti sconsiderati come quello del rapinatore che il primo marzo 2007 sparò al ginocchio dell’allora 24enne guardia giurata Vito Petrone.

Oltre tutto, l’ufficio si trova in una zona poco presidiata dalle forze dell’ordine e scarsamente illuminata di sera. Sui gravi pericoli cui l’ufficio, i dipendenti e gli utenti sono quotidianamente esposti è intervenuto più volte il comitato di quartiere di via Andria. «Riteniamo che questo Ufficio postale – è la loro tesi - sia di grande importanza, visto che serve ben due quartieri molto popolati via Andria e Sant’Angelo). E , viste le numerose rapine perpetrate, è ora che si prendano nuove misure di sicurezza per meglio tutelare chi lavora e chi vive in questa zona della città. Ancora oggi manca un muretto il passaggio da largo Petrarca al semaforo di corso Imbriani, la via di fuga preferita dai rapinatori. Grande aiuto potrebbe venire in fase dissuasiva dal porre telecamere di sorveglianza in tutta la zona. Infine sarebbe necessaria una più articolata presenza delle forze dell’ordine, dai vigili urbani ai poliziotti e carabinieri di quartiere. Il quartiere di via Andria e quello di Sant’Angelo – conclude il comitato – sono stati sempre considerati periferici e poco importanti dalle autorità comunali, ma è ora che sia dia la giusta rilevanza ai diritti e alle problematiche dei residenti, che non debbono e non possono essere considerati cittadini di serie B».

Resta l’aspetto inquietante della sproporzione fra mezzi e fini delle rapine di piccolo cabotaggio in genere. Negli uffici postali, così come nelle farmacie ed ancora presso qualche filiale bancaria, si quasi con gli arsenali addosso per poi uscirne con appena qualche banconota. Ma basta una distrazione, un gesto inconsulto e ci può scappare la tragedia.

Questa è la criminalità con cui si ha a che fare oggi. E dalle parti di largo Petrarca, purtroppo, ci hanno fatto proprio il callo.

 


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