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L'intervento della Mastromauro (Pd) sul Premio Donna Lavinia di Trani

«E’ un onore per me partecipare a questa undicesima edizione del premio donna Lavinia, per varie ragioni: in primo luogo perché si scoprono e si premiano donne di talento, e questa è una missione nobilissima e meritevole di grande plauso, poi perché questo premio sta crescendo- e per questo mi complimento davvero con le organizzatrici-e sta divenendo un evento di respiro non più locale ma regionale e anche di più. Direi un riferimento per il Mezzogiorno. Credo che se continua così potrà presto fare concorrenza al prestigioso premio della Fondazione Marisa Bellisario, di cui peraltro io sono stata vincitrice nel 2006 (e che ho festeggiato anche con l’amica Gabriella Carlucci a Roma).

Esiste una questione meridionale di cui si discute ampiamente ma esiste anche una grande questione femminile di cui si parla poco e male. Noi viviamo in un Paese molto complicato e ingiusto con le donne.

Io penso che da questo premio, da Trani, da tutti noi presenti qui questa sera possa e debba partire una sfida importante alla politica, alle istituzioni. alla società nel suo complesso. Quella di riproporre le tante domande ancora inascoltate delle donne e in particolare delle donne del Sud e pretendere delle risposte.

Nell’ultimo trentennio un percorso di emancipazione importante c’è stato. Lo stereotipo della donna del Sud fino alla generazione scorsa era quello di una donna che non parlava, che non chiedeva, che non lottava. Sempre all’ombra di qualcuno , con il valore dall’obbedienza, con la virtù dell’abnegazione. In altre parole donne che non possedevano la loro vita e non pensavano neppure di doverla possedere. Vite ai margini. Alcune di quelle che non si rassegnavano a questa idea scappavano via dal Sud, dalla Puglia altre restavano qui a lottare , e certamente hanno dovuto mettere in campo più forza e determinazione per raggiungere i loro obiettivi.

Oggi il Sud è cambiato. E la Puglia è una regione straordinaria, all’avanguardia, alla ricerca di un nuovo modo di essere il Sud d’Italia. Questo premio si riferisce a donne che sono riuscite, con la loro forza e determinazione. Sono le donne che vivono e affrontano con successo il faticoso rapporto con il lavoro, con l’emancipazione, con la famiglia ma sono troppo poche e in questo loro affanno non sono aiutate ne’ comprese.

I dati sulla disoccupazione femminile sono raccapriccianti. Col 46% di donne impiegate in Italia siamo 11 punti sotto la media europea. Al Sud siamo al 31% , quindi 26 punti sotto la media europee e lontanissimi da quel sessanta per cento entro il 2010 stabilito dall’agenda di Lisbona. Per le donne del Sud dunque il lavoro, è una meta davvero difficile.

Le proposte di legge sia per la parità di accesso al mondo del lavoro che di trattamento economico, sia per un welfare moderno che consenta alla donna di conciliare maternità, lavoro e carriera, non mancano. Giacciono numerose in Parlamento.

Quello che manca è la concreta volontà di portarle avanti e di attuarle. Questo ci fa capire che la nostra società è ancora una società di uomini e che la politica e i partiti sono dominati ancora dagli uomini. Dunque le prove non sono finite per noi. La via della libertà è ancora tutta da percorrere.

Occasioni come queste sono preziose per risvegliare le coscienze, le coscienze civili e per ricordare a noi stessi che come ha detto qualche giorno fa Susanna Camusso, la nuova segreteria confederale della CGIL “ la condizione della donna è il metro di una società».

 

On. Margherita Mastromauro

Componente X Commissione (Attività Produttive, Commercio e Turismo)


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