Si può essere cavalieri del lavoro semplicemente lavorando bene e facendo lavorare bene tante persone. Vendere azioni delle proprie aziende, invece, meglio lasciarlo ad altri che avranno anche fegato, ma che poi possono trasformarsi all’improvviso da personaggi modello a personaggi “indegni”.
“Indegnità”, infatti è la durissima qualifica con cui il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha firmato lo scorso venerdì il decreto che revoca l'onorificenza di Cavaliere del lavoro all’ex patron di Parmalat, Calisto Tanzi. L'onorificenza gli era stata attribuita nel 1984.
Tanzi è stato bollato come “indegno” , per "indegnità" dopo essere stato condannato a Milano in appello a dieci anni di reclusione per aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza nell'ambito del crack Parmalat. L'imprenditore è anche sotto processo a Parma per bancarotta, procedimento per il quale si attende la sentenza di primo grado.
E così, a sorpresa, si registra il simbolico “sorpasso”, ai danni di Calisto Tanzi, anche da parte di Giovanni Pomarico, patron del gruppo Megamark e della grande distribuzione, cavaliere del lavoro dal primo giugno 2005. Nativo di Andria, ma tranese di adozione, adesso ci si chiede se Pomarico abbia diritto anche ad una civica benemerenza. A meno che non traslochi con la Megamark ad altra città e, quindi, tutto quello che ha fatto finora a Trani e per Trani forse non varrebbe più?
