Ore 21 spaccate, il concerto ha inizio. Elton John entra in scena da solo, come previsto, e canta “The one”, anche in questo caso come da scaletta. Il pubblico non si è ancora sistemato ed i bodyguard invitano gli spettatori a prendere posto, mentre faticano i ritardatari, perché la star merita rispetto e nessuno a vagare in platea.
La serata è stupenda dal punto di vista climatico, ma per riscaldare i cuori degli spettatori serve la musica. Elton fa un rapido giro del pianoforte, dispensa saluti e parte in trance musicale, un tutt’uno con la tastiera. Racconta brevemente la storia del concerto e va, accolto da applausi ad ogni fine brano e da un’ovazione su “Rocket man”, che riporta i 3500 del monastero ai tempi più fulgidi dei suoi successi. Ma resta lontano dalla versione originale, perché Elton rinuncia al mitico falsetto pur cantando con tutte le ottave dello storico pezzo.
Prima dell’ingresso in scena della star, da segnalare un servizio d’ordine impeccabile, la simpatica performance della “Olivoil band” di Giuseppe Muciaccia sulla strada dell’ingresso degli spettatori ed un pre-concerto che possiamo solo immaginare, ma non raccontare per il ritardo con cui la stampa ha ricevuto gli accrediti.
Proteste dei diversamente abili, che hanno avuto come destinazione una zona loro riservata sì, ma troppo decentrata. Risultato, troppa gente a passare davanti e visuale difficile.
Dei vip tanto attesi, si sono visti Fausto Leali e Toni Santagata, Carmen Russo ed Enzo Paolo Turchi sono spuntati nel post concerto alla Lampara insieme con l'ex tronista Karim Capuano. Forfait di Scamarcio, Golino, Rubini, Al Bano e Carofiglio.
Fra i personaggi pubblici, applausi per Nichi Vendola, presenti anche il procuratore Carlo Maria Capristo ed i vari Francesco Ventola, Pinuccio Tarantini, Nicola Giorgino, Luigi Perrone.
Il concerto intanto prosegue con molte anticipazioni dell’imminente “The union”, l’album di Elton John in uscita il 26 ottobre prossimo. La gente applaude a fine brano, ma dimostra disagio non conoscendo nulla di quello che sta ascoltando. Diverso quando si odono prima “Daniel” e poi “Sorry seems to be the hardest word”, questa volta accompagnato da un Ray Cooper in giacca, cravatta e bretelle, dalla forma fisica impaccabile, un figurino rispetto all’appesantito Elton, di lui coetaneo.
Ore 22.50, si avverte che il concerto si avvia alla fine ed infatti la gente comincia a guadagnare i corridoi per le uscite. Sul palco “Sir Reginald” sfodera “Don’t let the sun go down on me” e blocca tutti. La sua performance non si discosta da quelle live già note, mentre Cooper disegna i primi ritmi con il tamburello e con movenze da attore consumato. Il ritmo dimostra di averlo nel Dna e si muove sul palco saltellando di qua e di là e trovando nelle percussioni la degna appendice del suo moto perpetuo. La sua presenza ieratica è il valore aggiunto di un concerto che in questo modo diventa impeccabile.
E la gente, dopo l’ovazione seguente al brano, comincia a riversarsi verso il palco a caccia di foto ricordo. La corsa diventa assalto, eccessivo al punto che Elton interrompe il pezzo e grida un inequivocabile “fuck off” ai suoi disturbatori, non meglio precisati (i fan giurano che ce l'avesse con i bodyguard), mentre la platea è ormai sempre più disordinatamente all’ascolto del concerto e la magia già sembra essersi dissolta verso un mare placido, l’unico spettatore rimasto sempre al suo posto nel suo ondeggiare composto.
Si accende il piazzale a giorno, Elton e Ray salutano, si abbracciano, ricevono fiori e se ne vanno. Il pubblico li richiama per lo scontato bis, in scena ci ritorna solo lui per firmare autografi (qualcuno ci aveva pensato e gli porge i 33 giri di una volta) e chiudere con “Can you feel the love tonight”. Il pubblico applaude e non si accontenta, il palco resta spento a lungo, poi si riprendono ad udire note, ma a basso volume e non più live. Il palco si riaccende solo con le luci di servizio e gli operai già smontano le percussioni. Fine del concerto, fine della storia: due ore e un quarto di spettacolo dopo quattro mesi di attesa. Al pubblico ed alla critica il giudizio su se ne sia valsa la pena.
(foto di Luciano Zitoli)
