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Fortis Trani, Flora lascia: «Città e imprenditori assenti»

Il sorriso non lo perde, ma è un sorriso amaro. “Sorriso amaro Flora” diventa così un contro spot, che manifesta il momento più delicato della parabola dell’imprenditore barese alla guida della Fortis Trani.

A poco più di un anno dalla scelta di assumere la presidenza della massima squadra calcistica, ma soprattutto a soli tre mesi e mezzo dal trionfale pomeriggio della promozione in serie D (13 giugno 2010, Trani-Noto 3-1 dopo i tempi supplementari), Antonio Flora annuncia di lasciare. E per spiegarne il perché, ecco il lungo monologo.

“Io non amo leggere discorsi scritti, ma oggi lo devo fare per amore di chiarezza e perché gli anni passano per tutti. Con dispiacere e commozione comunico il mio disimpegno dalla Fortis. I motivi? Ce ne sono di personali, e questi non mi consentono di avere la stessa serenità d’animo di una volta. Ma c’è anche la delusione, profonda, per la mancata di risposta della città a tutte le nostre iniziative. Ringrazio di cuore i duecento appassionati che ci seguono sempre, anche fuori, e devo dire che quelli di Trani li ho trovati più ultras di me, davvero eccezionali. Inizialmente ci si guardava con diffidenza, ma poi io ho capito loro e loro credono abbiano capito me. E forse capiranno che io qui non ci ho guadagnato nulla, anzi ci ho rimesso, e adesso spero solo che ci sia qualcuno in grado di proseguire dopo di me”.

“Quello che mi addolora è che qui non viene nessuno a vedere le partite. Domenica scorsa Albano mi ha detto che neanche il più sperduto paese della Murgia fa così pochi spettatori. E quelli che vengono sono sempre gli stessi. Il vuoto è desolante e questo è il primo motivo del mio disimpegno. La campagna abbinamenti? Ne abbiamo fatti 44 in una città da 60mila abitanti. Mi dicevano che a Trani gli abbonamenti non li fanno, ma allora perché allo stadio non viene nessuno? Il rapporto con il sindaco? E’ stata la prima persona che ho incontrato grazie all’intermediazione di Felice Di Micco. Mi promise dal primo giorno che, salendo dall’Eccellenza, si sarebbero trovati i giusti aiuti finanziari per proseguire. Ma gli unici veri contributi che ho avuto sono stati, lo scorso anno, i 60mila euro rastrellati dal comitato pro Trani. E già allora mi ero posto il problema di lasciare. Ma l’entusiamso di mio figlio e quello generale mi hanno portato a sganciare altri 440mila euro miei, solo miei. Ho convinto tutti a rimanere, abbiamo vinto il campionato, ci ho rimesso i soldi e siamo stati tutti felici. A campionato finito sono iniziate le pressioni nei miei confronti per andare avanti: avrei voluto finire lì, invece mi hanno convinto ad andare avanti. E devo dire che il sindaco si è impegnato in tutti i modi a trovarmi finanziatori. A parole avrei avuto 300mila euro dai vari imprenditori, e 300mila li avrei messi io. Arriva il momento della presentazione della squadra, io metto i miei soldi, gli altri spariscono: Materrese, Guastamacchia ed altri. L’unico corretto è stato Nicola Veronico: mi ha anticipato a parole un contributo di 20mila euro e me li ha dati. Il comitato non è riuscito a rastrellare neanche i soldi dell’anno scorso. Il sottoscritto, sempre con i soldi personali, ha pagato i primi stipendi, ma ha avvertito la squadra che presto la barca si sarebbe fermata”.

“Come l’ha presa la squadra? Male. La Fortezza ha sbattuto la porta e non so se ritornerà, altri si lamentano, altri sono ancora convinti che si possa trovare una soluzione e già si dicono pronti a ridursi gi stipendi. Generalmente l’hanno presa tutti male e l’allenatore ha ricevuto il danno maggiore, perché perde un anno”.

“Ma del resto, avete visto tutti che domenica sono iniziate le grandi manovre, abbiamo giocato in nove contro quattordici ed i provvedimenti disciplinari di mercoledì lo confermano in pieno”.

Il futuro? Io cercherò di assicurare a mie spese la prosecuzione dell’attività, almeno una parte degli stipendi ai ragazzi. Il primo dicembre si riaprono le liste e poi si vedrà. La società è affidata a Giulio Cottino e Vito Morisco per l’ordinaria amministrazione. Io sono disponibile a cedere il Trani a costo zero, ma sono certo che non vi sia neanche una persona, a Trani, che ne abbia la voglia. Ma se ci fosse, chiunque sia, sarei felice di lasciargli tutto e mi faccio definitivamente da parte, sparisco perché magari il problema sono io.

“In questi giorni ho sentito dire due cose stupide. La prima è che dovrei andare a fare calcio da qualche altra parte, ma questo non accadrà mai: una tifoseria non si tradisce. La seconda: io non farò mai il presidente con i soldi della gente, anzi è vero il contrario, perché sono io che ho buttato i soldi. Quest’anno solo teoricamente c’erano i grossi contributi, ma avrebbero coperto solo la metà del fabbisogno. Ringrazio di cuore la tifoseria, con la quale ho sempre avuto un rapporto franco, corretto, aperto ma civile. Ripeto, se ci sono i soldi, porto avanti il mio progetto, altrimenti mi dispiace ma mi fermo. E vi svelo un retroscena: ho messo in vendita il titolo del Trani prima dell’inizio del campionato, ma nessuno si è presentato, ed io ho iniziato il campionato per il bene di Trani. Ne sono stato ricambiato così”.


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