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Trani, sequestro Idapro, la difesa annuncia ricorso e avverte: «Fermi noi, le carcasse animali finiranno nei cassonetti»

«Impugnare il sequestro del sito è atto dovuto. Nelle sedi opportune esporremo dettagliatamente tutte le nostre perplessità in merito ad un provvedimento che riteniamo non fondato e penalizzante sia per l’immagine dell’azienda, sia per il servizio che essa svolge». A parlare è l’avvocato Domenico Di Terlizzi, difensore della Idapro, l’azienda tranese deputata al trattamento di carcasse animali sequestrata stamani dal Corpo forestale dello Stato su ordine della Procura della Repubblica di Trani.

Come è noto, alla società viene contestata l’assenza di autorizzazioni ambientali, circostanza che non le ha impedito di svolgere il servizio per anni, realizzando anche una serie di prodotti, a valle della macinazione delle carcasse animali, immessi sul mercato per fini zootecnici ed altro. Ebbene, Di Terlizzi non nega che il quadro delle autorizzazioni sia carente, «ma questo è un problema comune a tutte le aziende italiane del settore, che pure stanno continuando regolarmente a lavorare. A questo punto chiederemo che la magistratura intervenga nella stessa maniera anche altrove, se mai effettivamente ne ravvisasse la necessità. Infatti – prosegue Di Terlizzi – il prossimo 12 dicembre dovrebbe entrare in vigore una nuova normativa che renderebbe lecita la condotta fin qui operata e vanificherebbe i contenuti di un sequestro che potrebbe avere davvero le settimane contate».

Nel frattempo l’azienda è ferma, per i quaranta dipendenti è stata chiesta la cassa integrazione e per il servizio, soprattutto, si temono gravi ripercussioni ambientali: «Volete sapere dove stanno finendo le carcasse animali che noi non possiamo più accogliere? Nei cassonetti dell’immondizia comune o abbandonati nelle campagne – risponde Di Terlizzi -. E fa specie che il Corpo forestale da un lato ci conferisca le carogne degli animali morti per le strade e, dall’altro, ci venga a mettere i sigilli: forse ci dobbiamo mettere d’accordo, no?».

Altro retroscena, il sequestro sarebbe arrivato ad azienda già chiusa: «Avevamo annunciato la chiusura per oggi perché eravamo a conoscenza di un’indagine a nostro carico e avremmo collaborato con l’organo inquirente. Invece ci sono arrivati ugualmente i sigilli con tuttlaq l risonanza mediatica di un intervento che ci danneggia non poco».

Resta però il problema della puzza, che lo stesso difensore della Idapro, non avrà potuto non sentire qui a Trani, la città in cui opera e risiede: «Certo che la sento anch’io, ma non crediate che siamo rimasti indifferenti al problema. Stavamo preparando nuovi accorgimenti, impiantando nuovi filtri, e questo a prescindere del fatto che le ispezioni da noi effettuate avessero sortito esito negativo. Ma adesso l’azienda è sequestrata e vedremo come il custode giudiziale si comporterà». 


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