Saranno almeno cinquanta i tranesi presenti con Uil sabato prossimo a Roma per la manifestazione prevista in piazza del Popolo su fisco, lavoro e pensioni. Sarà lo strumento per levare la protesta del sindacato nella finora impari battaglia per il diritto al lavoro. La Uil nazionale ha messo a disposizione dei pullman e, da Trani e Bisceglie, partirà una folta delegazione.
Intanto il 31 ottobre scade l’ulteriore proroga della cassa integrazione, e Trani porterà nella grande manifestazione romana il suo carico di problemi ancora irrisolti. “Compresi i tentativi di intimorirci – ha ricordato il segretario provinciale della Uila Uil, Luigi Mesaroli – ed ai quali noi abbimao risposto dando segnali forti come quello della pulizia delle spiagge. La Uil locale, tuttavia, non restringe alla sola vertenza Franzoni la battaglia per il lavoro, giacché vi sono altre drammatiche situazioni riguardanti il calzaturiero”.
Questo ed altro è emerso da un’assemblea tenutasi questa sera, presso la sede tranese della Uilta Uil, in via Amedeo 65, al termine della quale abbiamo realizzato l'intervista che potete vedere nel filmato aggregato a quest'articolo e presente in home page nella sezione video
Vincenzo Posa, segretario provinciale della Uil, pur lamentando la mancata presenza della Cgil alla manifestazione di sabato, conta molto su quest’appuntamento per richiamare le istituzioni alle loro responsabilità.
E ha aperto il suo intervento ricordando la gran disponibilità mostrata dalla Tunisia durante l’ultima Fiera del levante: “Hanno garantito concessioni in soli tre giorni, con tasse zero per dieci anni. E’ evidente che questo alletta gli imprenditori, che preferiscono a maggior ragione investire all’estero invece che qui. Dove invece, nel solo mese di ottobre 2009, ci sono state 78 chiusure di aziende, e chissà quante sono invisibili perché neanche ricorrono allo strumento della cassa integrazione. Nel frattempo Tremonti ci dice che vi è un leggera crescita, ma questa forse viene solo dai tagli e questo modo di rappresentare il polso dell’economia nazionale non è accettabile”.
Dal governo nazionale a Trani, il passo è breve. “Conosco Trani ormai da trent’anni – ha ricordato Posa -, e dal primo momento si parla di un’ipotetica zona artigianale che non ha mai visto la luce. Allora, con quali garanzie e spirito un imprenditore dovrebbe venire qui? Intanto ad ottobre e fine anno cessano le ultime casse integrazioni e migliaia di persone, compresi i lavoratori della Franzoni filati, si ritroveranno fuori del ciclo produttivo e senz’alcuna retribuzione e prospettiva. La verità è che, se vogliamo lo sviluppo del territorio, si deve passare solo attraverso gli strumenti di programmazione (per esempio le aree vaste) e non per iniziative isolate che lasciano il tempo che trovano. La cassa integrazione attualmente percepita è già inferiore alla soglia di povertà dichiarata dei 920 euro mensili, e questo provoca scompensi psicologici e la perdita della libertà individuale, perché la sopravvivenza dipende da altri, non più da se stessi. E allora, di questa crisi, dobbiamo innanzi tutto limitare i danni, mediare le richieste della controparte, che in questo momento ha il coltello dalla parte del manico, e, così facendo, riprendere il percorso per il diritto al lavoro. E credo che dopo questa manifestazione i sindacati riprenderanno un percorso unitario, ma seguendo nuove regole che tengano conto degli scenari profondamente mutati”.
Luigi Mesaroli ha a sua volta aggiornato i lavoratori sullo stato dell’arte della vertenza Franzoni, definita “il prodotto classico della politica industriale in questo Paese da oltre vent’anni. Franzoni ha allocato un suo progetto di sviluppo in Bosnia, su settanta ettari, portandovi sedici imprese di cui è capofila, paradossalmente agevolata dalle leggi dello Stato italiano. Insomma, dallo Stato ha avuto due volte, prima per investire qui, poi per chiudere qui e andare altrove senza danni, anzi cogliendo solo vantaggi. Del resto, lì gli stipendi sono di non più di 250 euro, vi sono fortissime agevolazioni perché il territorio era di guerra e, per di più, abbiamo la fondata sensazione che le macchine siano state spostate da Trani in Bosnia senza colpo ferire”.
Ma qual è la situazione attuale? “Il 28 luglio la Franzoni filati ha chiesto ufficialmente di liberare dai vincoli ogni cosa per effettuare la prevista vendita della proprietà su Trani – ha ricordato Mesaroli -. A noi questo interessa relativamente, ma ci interessa che, prima, la Regione Puglia attui anche da noi l’estensione dell’accordo di programma Adelchi, a sua volta estensione di quello Filanto, e della quale si sta interessando anche Santeramo, per il gruppo Natuzzi. Peraltro, nei vincoli della legge 488 ricade anche la manodopera, quindi a questo punto dobbiamo avere contezza di quali siano effettivamente i tempi, attualmente ancora poco chiari. Domani, 6 ottobre, si sarebbe dovuto tenere un incontro a Roma, ma la Franzoni ha fatto sapere che ha ancora bisogno di tempo e potrebbe chiedere di andare ancora una volta oltre la scadenza della cassa integrazione, che è il 31 ottobre. Ma questo significa trascinarsi la questione senza dare prospettive concrete ai lavoratori. E, senza la convocazione di un nuovo tavolo nazionale, dovremo mettere in atto nuove iniziative forti per porre nuovamente la vertenza Franzoni al centro dell’agenda del Governo. Nel frattempo abbiamo notato una posizione diversa e convincente della Cgil, un po’ meno da parte della Cisl. Sulla vertenza Franzoni siamo partiti divisi, forse adesso è giunto il momento che si riprenda a ragionare insieme”.
Infine, il cementificio. “Se dovesse limitarsi alla limitazione di clinker, quindi riciclando scarti della lavorazione della pietra, a noi sta bene. Restiamo in attesa di conoscere le determinazioni del sindaco e dell’amministrazione, che con noi ha preso un impegno sulla base del quale abbiamo rimosso la tenda dalla piazza”.
Ma l’accordo di programma Adelchi cosa prevede? “Innanzi tutto – spiegano Mesaroli e Posa -, una cassa integrazione straordinaria di due anni concessa dal Ministero del lavoro. Tecnicamente, su quell’area si accendono dei riflettori a disposizione di aziende che vogliano investire. Le condizioni favorevoli per le aziende sono fiscalità di vantaggio sia sull’investimento, sia sulla tassazione del lavoro”.
Al momento, però, sia Filanto, sia la stessa Adelchi si stanno limitando a godere della cassa integrazione straordinaria. Il resto, anche lì, è ancora in alto mare.
