Ormai i tempi sono maturi per fare una riflessioni strategica fondamentale: quattro aziende forse sono troppe. Le stesse Amet ed amiu non è più opportuno che vadano separate. Aigs? Io per primo ne ero stato un fautore, ma se penso che persino un’istanza di fallimento contro Aigs non ha avuto buona sorte, allora io credo che un pensierino alla proposta del commissario Simone vada fatto, anche perché il deficit di Aigs non mi sembra eccessivo. E Aigs potrebbe, per esempio, occuparsi proprio delle affissioni, visto il caos che regna. Su Amet va chiarito innanzi tutto che la vendita del ramo d’azienda Enel per 32 miliardi delle vecchie lire non fu un atto del centrosinistra, ma di un amministratore delegato rimasto in carica durante la gestione commissariale della dottoressa Perrotta e poi diventato anche consigliere economico di questo sindaco: di sicuro, Avantario non c’entra nulla. E di sicuro fa specie che oggi si cambiano radicalmente i programmi, sui quali ci confronteremo. Ma proprio con Avantario, otto anni fa, si stava facendo un percorso di apertura ai privati corretto, mentre oggi davvero non sappiamo quale tipo di privatizzazione si andrà a fare. Su Amiu, va dato atto che il presidente Sotero si sta dando da fare, ma è evidente che ha lanciato un grido d’allarme molto forte sui crediti vantati, mentre forse dovrebbe porsi una riflessione sulle cooperative che svolgono servizi per conto del’azienda. Sulla Stp vi è un problema ormai geografico: è una società che ha come socio di maggioranza la provincia di Bari, mentre noi siamo nella nuova. È qui che dobbiamo puntare alla formazione di un nuovo soggetto che faccia veramente riferimento alla nuova provincia, anche perché in tutti questi anni i maggiori investimenti si sono fatti a bari, non qui.
