«Inibizione a svolgere ogni attività ai sensi art.19 C.G.S. fino al 31 dicembre 2010». Questo il provvedimento disciplinare che il giudice sportivo regionale ha inflitto a Tommaso Carbone, tranese, presidente del Fasano. Motivazione: «A fine gara – si legge nel provvedimento in merito a Fasano-Vieste 0-1, di domenica scorsa - entrava nello spogliatoio della terna arbitrale e lo chiudeva a chiave dall'interno. Successivamente proferiva espressioni ingiuriose e minacciose all'indirizzo dell'arbitro e dell'assistente. Indi cercava il contatto fisico con l'arbitro ma veniva allontanato da un dirigente della società».
La presunta chiusura a chiave di un direttore di gara negli spogliatoi vanta un precedente eccellente, vale a dire Reggina-Juventus 2-1 del 6 novembre 2004. La Procura di Napoli ipotizzò per il direttore generale e l’amministratore delegato della Juventus, rispettivamente Luciano Moggi e Antonio Giraudo, il concorso in sequestro di persona per avere rinchiuso negli spogliatoi la terna artbitrale (direttore di gara Paparesta) perché non avrebbe assicurato loro «un esito favorevole della gara della Juventus». I tre sarebbero quindi stati «privati della libertà personale» e poi stati minacciati con «plurime espressioni verbali», come è scritto nell'avviso emesso dai magistrati.
Non si ha notizia, per il momento, di iniziative di qualsiasi tipo da parte dell’arbitro, il signor Acquafredda di Molfetta (l’asse Trani-Molfetta si conferma sempre molto caldo), evidentemente confortato dal provvedimento del giudice sportivo nei confronti del dirigente tranese.
