«Oggi dobbiamo sforzarci di promuovere la cultura dell’accessibilità globale, vale a dire un modo di intendere la vita che consenta a tutti l’affermazione della propria persona, al di là della questione già più che dibattuta delle barriere architettoniche». Parole di Don Mimmo De Toma, presidente dell’associazione “Promozione sociale e solidarietà”, organizzatrice de “Il giullare”, il festival nazionale nato ed indicato fino ad oggi come “del teatro per disabili”, ma che si appresta a mutare definizione, avendone incontrato una più vicina allo spirito dichiarato dal sacerdote: «Sarà il “festival contro ogni barriera” – anticipa Don Mimmo -, il riferimento per chi non avrà alcune abilità, ma certamente possiede tante altre ricchezze. Insomma, la valorizzazione di quello che una persona ha e di quello che una persona è».
Ma “Il giullare” si tiene a Trani, città che grazie allo sforzo di questa ed altre associazioni sta compiendo passi da gigante verso un primo, decisivo superamento delle barriere culturali. Restano quelle materiali, e sono ancora tante, ed in alcuni casi clamorose. «Quantunque io stesso sia un uomo di chiesa – ammette Don Mimmo -, spero che anche la Cattedrale diventi accessibile, perché mi rendo conto della frustrazione che i turisti diversamente abili avvertono nel non poterla visitare. Però – aggiunge – spero veramente che cambi la testa delle persone, stimolando una cultura diversa con opere piccole, ma concrete».
E le istituzioni, allora, cosa fanno? «Stiamo pensando alla figura di un vigile urbano specializzato nella lotta alle barriere architettoniche – dice il sindaco, Pinuccio Tarantini -, recependo il suggerimento del presidente locale della Uildm, Gennaro Palmieri -. Ma non sarà un agente, bensì un vero e proprio ausiliario del traffico con diverse abilità, in modo che abbia una più spiccata sensibilità per la delicata materia. Del resto – prosegue il primo cittadino -, durante le serate de “Il giullare” ho colto tanta umanità, ho respirato sensazioni uniche, perché sono d’accordo con Don Mimmo sul fatto che l’obiettivo centrale è il rispetto della persona».
Si pensa anche all’integrazione dei segnali stradali che accompagnano gli stalli di sosta per diversamente abili. L’assessore ai servizi sociali, Giorgia Cicolani, vorrebbe che vi si aggiungesse il recapito telefonico della Polizia municipale o di un numero di servizio utile al pronto intervento per la rimozione dell’auto o del mezzo reo di ostruire il parcheggio riservato. Sia il vice sindaco, sia il suo omologo provinciale, Carmelinda Lombardi, hanno poi illustrato che gli investimenti per il settore si stanno progressivamente incrementando, e quelli in favore di iniziative in rete come “Il giullare” a loro volta non solo non mancheranno, ma cresceranno.
Del resto, il Centro servizi al volontariato “San Nicola”, di Bari, potrebbe non essere più in grado di finanziare il festival con gli strumenti finora utilizzati. Ecco perché, a maggior ragione, Don Mimmo ha colto l’occasione per rivolgere un accorato appello alle istituzioni, presenti e non: «Questo festival ha pochi simili in Italia. Iniziative del genere si contano sulle dita di una mano. E credo allora che Trani abbia la possibilità di ritagliarsi un ruolo fisso ed importante in chiave nazionale, con il sostegno di tutte le istituzioni, oltre che del Csv». Difficile ipotizzare in questo momento che l’estate prossima il festival si rifaccia (fra la prima e la seconda edizione, infatti, sono trascorsi due anni), ma ci proverà. Ci si dovrà provare.
Tutto questo si è detto ed ascoltato nell’ambito della serata tenutasi giovedì scorso, 28 ottobre, presso la sala di comunità San Luigi. Una manifestazione utile non solo per le riflessioni, ma anche le premiazioni in favore di chi, alla fine del festival, non c’era.
Per esempio, Fabio e Mingo, di “Striscia la notizia”, premiati insieme con il programma che rappresentano per il costante impegno sociale. Tredici anni ed almeno settecento servizi al loro attivo nel Tg satirico di Mediaset. Tanti “nodi al fazzoletto” sui problemi denunciati e documentati e per la risoluzione dei quali i responsabili si sono assunti impegni con relative scadenze. Molti di quei nodi si sono felicemente sciolti. La loro gratificazione sta in questi piccoli, grandi successi, ma anche e soprattutto nel dare voce a chi non ne ha. «Le segnalazioni sono per noi fondamentali – dice Fabio -, perché senza la collaborazione dei cittadini il nostro compito sarebbe veramente difficile». «Non meno facile è superare le resistenze di tutti coloro che andiamo a stanare – rivela Mingo -, ma è importante che si sappia che i nostri servizi vanno in onda così come li registriamo, senza tagli, aggiustamenti e pressioni».
Anche la compagnia “Din don dowm”, di Bassano del Grappa, vincitrice del festival con lo spettacolo “M”, ha finalmente potuto ritirare i tre premi loro riservati: oltre quello assoluto, anche il premio “emozione” e quello del pubblico. Pippo Gentile (regista) e Michele Stella (attore), hanno invitato tutti «a tenervi stretto questo festival, perché veramente è una rarità in Italia e grazie a voi adesso ci conoscono e ci chiamano anche altrove». E nel loro caso, addirittura, si sta pensando ad inserire lo spettacolo in cartelloni teatrali convenzionali, azzerando le distanze fra le due espressioni, che poi sono una sola in forme semplicemente diverse. E Pippo lo conferma con un’immagine perfetta: «Quando prepariamo un lavoro io so di avere di fronte a me degli attori e basta. L’arte è la prima espressione della vita che non deve avere barriere».