Occupazione e ambiente, convivenza sempre difficile. Tutti vanno a caccia del lavoro che non c’è, e la cementeria di Trani rappresenterebbe, anche se per poche decine di persone, un’occasione vitale. Gli ecologisti, però, ritengono che questo sia un prezzo da pagare troppo alto. Sessanta o settanta posti di lavoro non reggono di fronte al segno indelebile che l’impianto lascerebbe sulla città.
Questo e molto altro è emerso a margine dell’inizio della raccolta di firme che Legambiente ha avviato ieri, in piazza della Repubblica, con il dichiarato intento di invocare presso i cittadini un vasto ed accorato appello a fermare l’iter già in corso del cementificio in favore del quale il consiglio comunale ha già approvato la relativa variante urbanistica. Un impianto deputato a produrre cemento, ma che per il cigno verde servirà soprattutto ad altro: «È un progetto a nostro avviso inspiegabile alla luce della crisi dell’edilizia e della sottoproduzione di cemento che si sta verificando nella cementeria di Barletta – prosegue Bartucci -. Diventa spiegabile solo con altre motivazioni legate al ciclo dei rifiuti».
Ulteriori approfondimenti e dichiarazioni nel servizio filmato da noi qui postato.
