«Verrebbe da cominciare questa nota col classico: “Amet, quo vadis?”, ovvero Amet, dove vai? Dopo il baldanzoso insediamento del nuovo presidente Ninni De Toma, all’insegna di un ostentato decisionismo, a parole, secondo la specialità della sua casa politica, non ci è per nulla chiaro se esista una strategia specifica che l’Amet dovrebbe intraprendere. Dopo le minacce verso chi avrebbe danneggiato l’immagine dell’azienda e dopo la (forzata) marcia indietro su Elgasud, il presidente De Toma ha scemato la sua verve declamatoria, ripiegando se stesso e noi cittadini su di una serie d’interrogativi cui non sono state fornite risposte.
Quell’accenno di strategia che avrebbe puntato su Amet energia, e per la quale il presidente disse, più di un mese fa, di essere in attesa di una risposta “a breve”, resta in stand by, in attesa, a questo punto non proprio breve, di una novella “Sibilla”, nei panni dell’ Autorità per energia elettrica e gas, che dovrebbe pronunciarsi sulla possibilità di scissione del ramo d’azienda. Insegnare ai cittadini a leggere meglio la bolletta, ampliare il raggio d’azione di Amet e via dicendo sono solo alcune affermazioni risalenti a quell’età dell’oro del presidente De Toma, coincisa con i primissimi mesi dopo l’insediamento, tra una conferenza stampa e l’altra.
Dopo quell’esaltante momento, la stasi, la calma assoluta e le domande senza risposta, mentre il “mercato”, quello in cui avrebbe dovuto fare il suo ingresso Amet, va avanti inesorabile. Per l’Amet, invece si va avanti e poi indietro sulla nuova sede, col miraggio Tarantiniano, l’ennesimo, del nuovo teatro sullo sfondo; indietro tutta su Elgasud; e poi fotovoltaico, servizi di gestione della Darsena e chi più ne ha, più ne metta. Un vaso di Pandora che poi, a più di un mese di distanza dai grandi proclami, resta ancora desolatamente vuoto. Amet, quo vadis?»
Segreteria cittadina Idv
