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Fortis Trani, tutte le voci della clamorosa contestazione

Un Trani spento come un albero di Natale già mezzo smontato. Al contrario, una tifoseria accesa di rabbia per essersi sentita tradita dai suoi idoli. In gradinata era pronto uno striscione che avrebbe recitato così: «Grazie ragazzi». Non è stato mai svolto, ma ripiegato insieme con i sogni di vedere, proprio nella giornata dell’addio, i giocatori della Fortis onorare Trani e la maglia che indossano.

Invece questo non sembra sia accaduto, e le ire della tifoseria si sono concentrate soprattutto su Albano e Tenzone, perché quando si gioca male sono sempre i giocatori più rappresentativi a pagare.

E poiché nel calcio non si finisce mai d’imparare, all’ultima azione della partita è capitato di assistere ad un drammatico paradosso: assist di Tenzone in profondità ed Albano insacca con il portiere in uscita. Lo stadio, invece di esultare, esplode in una contestazione senza precedenti, attendendo la squadra all’uscita dal campo e facendo volare verso i giocatori bottiglie e persino scarpe. Ovazioni, invece, per i giocatori ospiti, che quasi non credono ai loro occhi: «Troppa grazia Sant’Antonio (Abate)»

Poi tutti all’esterno della tribuna, ad attendere l’uscita dei giocatori. Partono i primo cori, i bersagliati sono sempre loro, Albano e Tenzone. Mister Pettinicchio va dai tifosi, prova a calmarli, a spiegare loro come stanno realmente le cose senza giustificare nessuno, ma illustrando i fatti: «Avete ragione, oggi si è giocato male, ma non dimenticatevi che questa squadra ha fatto 24 punti ed è finita al secondo posto in queste condizioni societarie. Mettetevi nei panni di questi ragazzi che devono mantenere le famiglie e non sanno qual è il loro futuro. Mettetevi nei panni miei, che ho preso solo tre stipendi e sto andando avanti». «Ma lei il cuore ce lo mette, mister – gli hanno risposto –, mentre questi oggi neanche hanno sudato. Non è possibile andare a vincere a Casarano e poi giocare oggi così. Bisognava onorare la maglia oggi, e loro sarebbero andati via da eroi. Così, invece, se ne vanno da mercenari».

La situazione si fa tesa, si ricerca una soluzione diplomatica. Alcuni capi ultras entrano nei locali della tribuna e parlano con la squadra, all’interno di quattro mura. Sabini e Tenzone espongono la loro versione: «Qui nessuno vuole andare via e tanto meno nessuno ha già firmato per andare a Fasano con Flora. La verità è che nessuno è mai venuto da noi a proporci qualcosa perché la società non esiste più. Non abbiamo un interlocutore e quindi non possiamo fare alcun tipo di scelta per semplice motivo che nessuno viene a parlarci. Se qualche volta non ci stiamo con la testa è perché nessuno sta con noi».

Alberto Altieri, sulle spalle del quale grava il futuro del Trani, interviene e chiarisce a sua volta: «Io non ho ancora concluso alcuna trattativa con il dottor Flora, quindi è proprio per rispetto verso di voi (i giocatori, ndr) che in questo momento evito di fare qualunque proposta perché sarebbe fondata sul nulla. In settimana le questioni si chiariranno definitivamente».

I rappresentanti dei tifosi, a loro volta, paiono comprendere: «Noi queste cose non le abbiamo mai sapute. Noi leggiamo di oltre mezza squadra già a Fasano e nessuno le smentisce. Però oggi chiedevamo che si onorasse la maglia e questo non è avvenuto».

I capi ultras tornano fuori e provano a convincere gli altri tifosi. Va a parlare con loro Sabini, c’è sempre Pettinicchio e gli animi paiono calmarsi. Ma quando Morisco, Albano e Tenzone escono dalla tribuna a bordo delle loro auto volano sputi, pugni e calci sulle carrozzerie. Tenzone, secondo quanto raccontato da alcuni presenti, si sarebbe fermato poco più avanti ed avrebbe indirizzato un gesto poco tenero all’indirizzo dei suoi contestatori.

Andati via i giocatori, iniziano a beccarsi i tifosi, divisi fra innocentisti e colpevolisti e le cui spaccature in clan e fazioni emergono in maniera clamorosa. La Polizia, che già aveva faticato per proteggere l’uscita delle auto dei contestati, ha un supplemento di lavoro per separare i più esagitati.

È l’epilogo di un pomeriggio sportivamente da tregenda, caratterizzato da un Trani povero in attacco, da una tifoseria infuocata e da un Altieri ancora carente di notizie: «Si è inserito un gruppo di fuori Trani che vuole rilevare la società, il dottor Flora adesso è combattuto fra loro e noi. Il nostro progetto è serio, non sappiamo nulla dell’altro. Sarà il dottor Flora a valutare e decidere. In settimana saprete tutto».

Ma, intanto, domenica si va a Francavilla ed ancora non si sa se vi saranno diciotto giocatori da iscrivere a referto o almeno undici da mandare in campo.

(n.d.r.) Per rispetto di tutti i protagonisti di questo momento così difficile, questa volta si è scelto di non documentare in alcun modo la contestazione: né immagini, né foto. Abbiamo solo provato a raccontare l’evoluzione di un pomeriggio veramente triste per la storia del calcio tranese. La foto è di repertorio.

 


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