Su provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Trani, su richiesta della locale Procura della Repubblica, i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari hanno eseguito, nella mattinata di oggi, 2 ordinanze di custodia cautelare domiciliare nei confronti di Maiellaro Mario (cl. 1949) e Lamaddalena Raffaele (cl. 1964) in ordine alle ipotesi di reato di concorso in truffa aggravata, ricettazione, falsità ideologica, al fine di ottenere fraudolentemente la cancellazione dal registro dei protesti di soggetti che non hanno mai onorato il debito e la relativa riabilitazione.
L’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani, viene avviata nel 2009, quale stralcio di una più ampia attività d’indagine nell’ambito della quale venivano evidenziate concrete ipotesi di reato che, a seguito di preliminari positivi riscontri, permettevano l’istruzione un nuovo fascicolo processuale nei confronti dei citati Maiellaro Mario, Lamaddalena Raffaele.
Le indagini hanno permesso ai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari di accertare l’esistenza di un articolato sistema di frode ideato dai due arrestati e da essi sistematicamente utilizzato per l'istruzione, presso gli uffici competenti (Tribunali di Bari, Taranto, e Napoli – Camera di Commercio di Bari), delle richieste di cancellazione di soggetti protestati dal registro dei protesti, attraverso la produzione di documenti falsi e false dichiarazioni di pagamento del debito a firma di creditori fittizi rispetto a quelli reali.
Un anno fa, a seguito di una serie di perquisizioni domiciliari, i finanzieri trovarono la “centrale operativa” dei falsari: timbri, cambiali ritagliate, fotocopiatori, documenti di identità ecc. La frode veniva sistematicamente utilizzata dagli stessi arrestati anche al fine di procedere alla illecita riabilitazione di debitori “protestati” mediante cancellazione dei loro nominativi dal registro informatico dei protesti in uso ed aggiornato dalle C.C.I.A.A., con il conseguente “ritorno” nel mercato creditizio e finanziario di soggetti che, pur non avendo adempiuto alle assunte obbligazioni cambiarie ed essendo pertanto del tutto inaffidabili, conseguivano indebitamente la possibilità di accedere a quel mercato con l’ottenimento, dagli enti creditizi ed in danno degli stessi oltre che dell’intero sistema, di nuove linee di credito, diversamente a loro precluse.
Un sistema fin troppo ben congegnato che ha richiesto per l’accertamento della stesso laboriose indagini, comprese numerose intercettazioni telefoniche e contestuali servizi di osservazione e pedinamento. È stato così possibile venire a capo di un modus operandi che consentiva agli indagati di eludere quanto previsto dalla legge per la cancellazione dagli elenchi dei protesti cambiari e per la riabilitazione del debitore protestato, ovvero l’aver sostanzialmente onorato il proprio debito e conseguentemente ottenuto dal Presidente del Tribunale competente l’apposito decreto di riabilitazione.
Ai protestati, infatti (è stato riscontrato che alcuni imprenditori protestati del nord Italia, allo scopo di fruire del sistema di frode in argomento, hanno trasferito fittiziamente la loro residenza in Puglia), al fine di ottenere indebitamente il «Decreto di Riabilitazione dai protesti», bastava rivolgersi ai due arrestati, i quali - attraverso numerosi falsi e mediante l’utilizzo di timbri ricettati e documenti di soggetti ignari - istruivano le pratiche necessarie che venivano poi depositate presso i competenti Uffici per il rilascio del decreto riabilitativo: il compenso variava in funzione della somma complessiva da "riabilitare", partendo da un minimo di 1.000 euro.
È da sottolineare, a sostegno della tesi accusatoria, che nel corso di una perquisizione all’interno dell’autovettura nella disponibilità del Maiellaro, i finanzieri del G.I.C.O. di Bari rinvenivano un sigillo tondo in metallo dell’ufficio pubblico della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, verosimilmente oggetto di un precedente furto, che gli arrestati utilizzavano abusivamente per annullare i valori di bollo apposti sui falsi documenti presentati a sostegno delle domande di cancellazione dal registro informatico dei protesti e delle domande di riabilitazione dei soggetti che avevano subito protesti cambiari.
In alcune circostanze, per la materiale istruzione delle “fasulle” pratiche di riabilitazione il Maiellaro ed il Lamaddalena si servivano della collaborazione, tra gli altri, di un cancelliere in servizio presso la sezione civile del Tribunale di Taranto, indagato per corruzione.
In particolare, è stato accertato che il Maiellaro ed il Lamaddalena al fine di far ottenere indebitamente a terzi la cancellazione del proprio nominativo dal registro informatico dei protesti tenuto dalla C.C.I.A.A. di Bari o altri competenti uffici, avevano falsamente formato pagherò cambiari – tutti riportanti il sigillo della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari - a vantaggio di inconsapevoli creditori diversi da quelli reali. In altri casi, al fine di raggiungere lo stesso illecito obiettivo, il Maiellaro ed il Lamaddalena inducevano il debitore protestato a denunciare “falsamente” lo smarrimento dei titoli di credito oggetto della domanda di riabilitazione da presentare; analogamente inducevano un terzo soggetto creditore fittizio a quietanzare “falsamente” l’avvenuto pagamento di quei titoli di credito.
Contestualmente avevano predisposto falsi certificati a firma apparente e con il timbro fotocopiato di un notaio di Corato (Ba) attestanti falsamente la annotazione degli effetti cambiari sul repertorio dei protesti cambiari. Le fittizie istruttorie si concludevano con la predisposizione di quietanze liberatorie a firma falsa apposta dai creditori inconsapevoli e quindi con la presentazione dell’intero carteggio all’ufficio della C.C.I.A.A. di Bari, competente all’emissione dei provvedimenti di cancellazione dal registro dei protesti.
L’indagine, nel complesso, ha evidenziato che i “pagamenti simulatori” effettuati dai protestati nei confronti dei propri creditori sono stati di oltre tre milioni e mezzo di euro; a tanto ammontano i titoli protestati ed indebitamente riabilitati che sono stati oggetto di sequestro. Oltre 300 sono stati gli episodi di truffa ricostruiti, 26 i soggetti complessivamente indagati a vario titolo per ricettazione, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, falsità in scrittura privata, uso abusivo di sigilli e strumenti veri, falsità materiale commessa dal privato, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, corruzione e truffa, 107 le persone fisiche e/o giuridiche protestate ed indebitamente riabilitate dai due arrestati.
Una volta scoperto il “sistema” la Procura di Trani ha avviato immediatamente contatti con il ministero dello sviluppo economico di Roma che ha gia’ da tempo avviato iniziative volte a prevenire analoghi casi sul territorio nazionale; inoltre, la stessa Camera di Commercio di Bari rigetta le domande di riabilitazione sospette segnalandole alla Guardia di Finanza.
