Per le strade di Roma e nelle piazze delle più grandi città italiane, studenti e manifestanti hanno dato libero sfogo alla fantasia con manifesti, frasi e cartelloni. Nei "Palazzi" di Roma invece c'era in discussione la fiducia al governo Berlusconi. Nella prima parte della mattinata è giunta la notizia della fiducia da parte del Senato, fiducia che già scaldava gli animi dei manifestanti pronti ad invadere la zona rossa.
Nel corso della mattinata è arrivata la seconda fiducia, votata dalla Camera. Dopo le dichiarazini di voto, dopo le urla, gli spintoni, e le liti da libro Cuore, la fiducia al governo Berlusconi è arrivata facendo esplodere di gioia i sostenitori del premier. Il centro di Roma è stato devastato mentre le forze dell'ordine tentavano di bloccare l'accesso dei manifestanti alle zone calde.
Sappiamo che una grande fetta di studenti tranesi sono lontani dalla loro terra e abbiamo deciso di percepire proprio i loro sentimenti al termine di questa giornata. Abbiamo parlato con Roberto, vive a 2 km dal centro di Roma, era all'università quando sono iniziati gli scontri. Non ha vissuto in prima persona la guerriglia. «La situazione era normale, traffico normale, gente normale...c'erano solo i vari commenti sulla fiducia al governo e su Berlusconi all'università che frequento». Pungente la sua critica nei confronti di un argomento scaturito proprio dai commenti sul forum del nostro sito qualche giorno fa: «Se penso a quello che è accaduto alla Camera non mi meraviglio se poi sento parlare a Trani di voti comprati con 50 euro. Io comunque non so più come dire basta a questa Italia».
Gli scontri si sono concentrati nel pieno centro di Roma, via del Corso, piazzale Flaminio e nella zona del Senato. Una ragazza (ha preferito l'anonimato), che ha visto gli scontri, ci scrive che «è stato come essere in guerra: macchine in fiamme e molotov, un delirio dalla diffusione della notizia della fiducia al governo».
Tristezza e un senso di disagio, questi i sentimenti che guidavano i manifestanti secondo alcuni studenti che abbiamo ascoltato. Gianfranco, residente all'Eur, ha partecipato alla marcia verso Montecitorio ma poi ha dovuto raggiungere l'università per un test. Duro il suo commento: «Personalmente non riesco a trovare modi "legali" per ribellarsi alla dittatura che ormai si è instaurata in Italia, ormai i mezzi di comunicazione sono pilotati quindi le informazioni sono distorte. Per questo motivo provo molto rispetto e ammirazione per i ragazzi che c'erano questa mattina».
Tanti altri preferiscono non parlare e rimanere anonimi perchè non coinvolti in alcun modo o perchè troppo distanti da ciò che è accaduto. Nessuno di quelli che abbiamo contattato è rimasto coinvolto, fortunatamente, in qualche episodio sgradevole.
Ora il tempo è un signore distratto con un bambino che dorme. Domani sarà un giorno lungo e senza parole, un giorno incerto di nuvole e sole. Forse De Andrè avrebbe cantato così, dopo una giornata come quella appena trascorsa. Nessuna "Canzone del maggio" sfruttata troppo spesso da chi ha fatto della guerriglia la propria virtù, nessun "Bombarolo", forse avrebbe cantato una canzone raffinata ed elegante come Hotel Supramonte, scritta dopo esser stato vittima di un rapimento.
(d.d.)
foto presa da www.ilgiornale.it
