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Il messaggio di speranza di padre Saverio Paolillo per questo Natale

Non è raro ascoltare: “Il mondo è finito!”, ‘Non c´è più nulla da fare!”. È tipico della cultura della violenza e della morte diffondere paura e disperazione per obbligare le persone a piegarsi davanti alla logica del potere e rassegnarsi alla legge del più forte. La peggiore violenza è semplicemente la distruzione della speranza.

È ora di reagire. Anche se la situazione è difficile e sono molte le sfide che dobbiamo affrontare non ci puó essere spazio soltanto per il panico, la disperazione, l´assuefazione e la rassegnazione. La Parola di Dio ci convoca alla speranza. Dinanzi al quadro spaventoso della violenza, della corruzione, dell´ingiustizia e dell´ insicurezza, abbiamo come principale missione quella di testimoniare e alimentare la speranza: “Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso.” (Eb 10,23).

Qual è il contenuto di questa promessa? La risposta la troviamo in un brano del libro dell´Apocalisse di San Giovanni: “Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente che usciva dal trono: «Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro". E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate». E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21).

Questo è il manifesto della speranza. Dio non lascia dubbi. La storia dell´umanità non cammina in direzione al nulla o alla distruzione, ma alla pienezza. Dio non ha creato l´uomo per soffrire o morire. “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l´esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non c´è veleno di morte, né gli inferi regnano sulla terra” (Sap 1,13-14).

Dio non ha creato il mondo per distruggerlo. Tutto quello che ha creato è stato fatto in vista della pienezza. “Io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio” (Rom 8,18-27).

La storia ha come meta finale la realizzazione piena del Regno di Dio. La visione della Nuova Gerusalemme, descritta nel libro dell´Apocalisse, punta a una certezza: la violenza non ha l´ultima parola. Questa appartiene a Dio. Il suo progetto di Vita prevarrà sulla logica della morte. L´umanità riscattata da Dio vivrà per sempre. Pertanto, la nostra speranza ha come fondamento le promesse di Dio e come sostengono l´impegno di coloro che si fidano di Lui. “Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33).

Sperare in Dio non significa incrociare le braccia e aspettare il miracolo che casca dal cielo. La speranza non è un atto di vigliaccheria o un certificato di incompetenza umana. Non ha niente a che vedere con il semplice ottimismo, con l´ingenuità, l´inerzia, il comodismo o il fatalismo, al contrario, è il contrario della fuga dalla realtà. La speranza è la più esigente e rivoluzionaria esperienza del cuore. È una qualità, una determinazione eroica del cristiano militante. È l´impegno di chi si dispone a correre rischi per qualcosa che vale la pena.

È il coraggio di coinvolgersi, di tuffarsi nella realtà, è la capacità di vedere oltre le apparenze, di superare le avversità e di ricominciare tutto di nuovo con fiducia nella Parola di Dio: “Signore, abbiamo tentato tutta la notte e non abbiamo pescato niente. Ma in obbedienza alla Tua Parola, butteremo di nuovo le reti” (Lc 5,5). La speranza è un atto di coraggio. Ha l´indole della competizione, ossia, del conflitto, perché ci pone con determinazione dalla parte della Vita per sconfiggere la morte, dalla parte della solidarietà per porre fine alla ingiustizia, dalla parte del bene per debellare il male. È la forza sovversiva dei piccoli e dei poveri in Spirito, come Maria di Nazareth, che non contano con il potere economico, con la forza delle armi e con l´uso della violenza, ma soltanto con la forza delle proprie convinzioni, la purezza delle intenzioni e la fermezza delle sue scelte per rovesciare i potenti dai troni e innalzare gli umili.

La speranza è la fiducia nella possibilità di cambiamento e una convocazione al cambiamento, perché indica che il nuovo è possibile, ma che deve cominciare subito e a partire dall´impegno di ognuno. La speranza è la virtù di coloro che osano, di “quelli che restano in piedi”, che non si vendono e non si lasciano corrompere, che non si soddisfano con qualunque cosa, che non si scoraggiano, non si soddisfano con la mediocrità, non ricercano il minimo necessario, ma osano, hanno il coraggio sufficiente per imbarcare e navigare verso acque profonde, alla ricerca di ciò che vale la pena: “Per me vivere è Cristo!” (Fl 1,21).

La speranza é una confessione pubblica di indignazione, un manifesto di resistenza, un atto di reazione, un grido di convocazione, un appello alla trasformazione del mondo. È l´irruzione del nuovo “qui e adesso”. La speranza è a caro prezzo, ma è indispensabile. È con lei, come compagna inseparabile, che vogliamo cominciare il nuovo anno. Auguri!

Padre Saverio Paolillo


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