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Non solo vigili urbani, Trani ed Andria unite dal «tifo contro» di Legambiente sulla cementeria

Apprendiamo dagli organi d’informazione che, probabilmente, il 31 gennaio 2011 si terrà la seduta monotematica del Consiglio Comunale di Andria per esprimere un giudizio circa la proposta di realizzazione di un nuovo cementificio avanzata dalla ‘General Cement Puglia’ (Gruppo Matarrese) che ne prevede la collocazione nel territorio comunale di Trani ma in prossimità del confine con quello di Andria.

Anche se l’Amministrazione Comunale di Andria è tenuta ad esprimere solo un parere consultivo e non vincolante, appare ben chiaro che un’eventuale bocciatura finirà per avere un peso determinante nell’iter approvativo.

La General Cement Puglia ha sinora avuto un atteggiamento elusivo e furbesco sottraendosi all’aperto confronto con le popolazioni locali; ricercando ardite scorciatoie nell’iter approvativo che rasentano il limite della legalità; privilegiando l’esclusiva intercolazione con taluni politici locali. Politici dotati di poteri soprannaturali, che come è ormai noto, riuscendo a non inalare nelle fasi respiratorie la stessa aria dei comuni cittadini, saranno immuni dalle conseguenze derivanti dall’esposizione alla diossina, ai metalli pesanti, agli ossidi di zolfo, agli ossidi di azoto, ecc..

Vale la pena di ricordare ciò che abbiamo sempre affermato anche attraverso una diffida formale agli organi competenti, ossia l’enigmatica quanto inverosimile e contraddittoria dichiarazione progettuale da parte della G. C. P. di voler produrre solo 499 t/giorno di clinker. Mistero dei numeri primi: il 499 è un quantitativo strategicamente posto sotto il limite normativo delle 500 t/giorno per eludere l’obbligo della Autorizzazione Integrata Ambientale. Tale procedura più complessa è anche quella in grado di offrire le maggiori garanzie ecologiche e sanitarie alle popolazioni circostanti.

Il progetto della G.C.P. presenta molteplici lacune tra le quali emerge con sospetto il mancato approfondimento tecnico circa il presunto utilizzo del carbone come combustibile per l’alimentazione dei forni. La filiera produttiva del carbone, così come il trasporto e lo stoccaggio, richiederebbe da sola, una ben precisa ed attenta Valutazione d’Impatto Ambientale, mentre nel progetto ne viene fatta una superficiale menzione priva dei dovuti approfondimenti e delle opportune valutazioni ecologico-sanitarie.

Appare evidente che proprio intorno al combustibile da utilizzare si giochi il ruolo fondamentale dell’impianto che evidentemente, nasce col preciso intento di utilizzare come combustibile i rifiuti, così come già avviene per il cementificio di Barletta.

D’altro canto, in piena crisi del settore edile risulta chiaro come gli introiti derivanti dallo smaltimento dei rifiuti potrebbero giustificare i cospicui investimenti (120 milioni di euro) necessari per la realizzazione dell’impianto.

Tra le iniziative finalizzate a contrastare la realizzazione del cementificio della G.C.P. sta assumendo sempre più importanza la petizione per la raccolta delle firme nell’ambito della campagna ‘Non cementateci i polmoni’. Rileviamo con piacere l’enorme consenso popolare intorno a tale iniziativa che ha permesso di divulgare velocemente la notizia del progetto e di superare rapidamente la ragguardevole cifra di 1000 firme.

La petizione è stata estesa in tutta la provincia BAT ed affianca anche un’altra importante azione come la costituzione di una commissione operativa di esperti professionisti costituita da medici, ingegneri, avvocati e geologi . Si tratta di specialisti in materia che offriranno gratuitamente le loro competenze professionali per avversare la realizzazione del cementificio proposto dalla G.C.P..


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