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Arresto Catenacci, De Toma sbotta: «Altro che il consiglio comunale di Trani del '93. Il vero colluso era lui»

Ninni De Toma, oggi presidente dell’Amet e, negli ultimi anni, assessore all’urbanistica, all’epoca dello scioglimento del consiglio comunale disposto da Corrado Catenacci era consigliere comunale del Partito socialista. La notizia dell’arresto dell’ex prefetto sembra non averlo neanche colto di sorpresa, diventando peraltro l’occasione di prendersi anche lui qualche rivincita postuma.

«Ero già stato eletto consigliere comunale nel 1985 a 23 anni – racconta De Toma -, ero stato nominato assessore a 24, nel ’90 fui rieletto consigliere e, nel ’93, arrivò questa tremenda mazzata sulla città. Io, peraltro, quel giorno non ero a Trani e, così, mi ritrovai i carabinieri in camera d’albergo a notificarmi il decreto di scioglimento del consiglio comunale, sentendomi trattato come un inquisito, un delinquente. Non viviamo di queste soddisfazioni, non facciamo i salti gioia per l’arresto dell’ex prefetto, ma questa vicenda conferma le forti perplessità che avevamo all’epoca. Sapevamo che Catenacci era colluso con un certo tipo di ambienti ed oggi ne abbiamo la conferma. Catenacci emise quel provvedimento contro Trani con motivazioni pressoché scarne, semplicemente accusando il consiglio comunale di avere svolto attività di collusione con mafiosi. Tali convincimenti – prosegue De Toma - non rispondevano al vero, anche perché i fatti tacciati di intreccio con la mafia locale non erano neanche di competenza del consiglio comunale dell’epoca. Un ricorso ci avrebbe visto vincenti, ma capisco che, nella logica del “tempus regit actum”, all’epoca c’era un momento storico particolare che impedì ad una classe politica, che pure aveva fatto tanto per Trani, di proseguire il mandato amministrativo con un gravissimo danno per il successivo sviluppo della città. Oggi la storia di Trani va riscritta, perché quella classe politica era un passo avanti rispetto al resto della provincia di Bari e tutti ce ne davano atto. Altro che collusi con la mafia – conclude De Toma -, il vero colluso era proprio Catenacci».


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