La parrocchia è nata e, aspettando la chiesa, per adesso c’è l’aula liturgica. San Magno è attualmente in via Almirante, in locali privati che la Diocesi utilizzerà fino alla costruzione del tempio fra via Monte d’Alba e via Di Vittorio. I nuovi 5065 parrocchiani di San Magno dovranno ringraziare, fra gli altri, il geometra Vittorio Betti e l'ingegner Giuseppe Volpe, per la concessione in comodato gratuito dei locali, l'architetto Sergio D'Addato, per la progettazione interna, e tutti coloro che, sempre gratuitamente, hanno contribuito alla sistemazione dell'aula liturgica. Dell’apertura dell’aula liturgica si è detto compiaciuto anche il comitato di quartiere “Stadio”, ma solo perché «possa essere da stimolo al governo cittadino per la realizzazione di tutte quelle opere primarie, mai realizzate, di cui il quartiere necessita».
E qui veniamo alle tante note dolenti del quartiere, per le quali comitato di zona è tornato ad alzare la voce, ma fuori della chiesa: dentro, al massimo, prega perché qualcuno dall’altro illumini chi di dovere ad assumersi le proprie responsabilità e fare uscire dallo stallo alcune situazioni ormai incancrenitesi. L’ultima, che ha dato tanto la sensazione che si sia addirittura punto e a capo, è la grottesca situazione del vincolo che rischia di fare saltare per sempre il sottovia sostitutivo del passaggio a livello.
Nella millenaria storia di Trani, infatti, si potrà raccontare che sarà stato più facile smontare e ricostruire pezzo per pezzo il campanile della cattedrale che il muro di cinta di villa Bini, che fiancheggia il passaggio a livello. Il manufatto non appare di immenso valore estetico, però è sottoposto ad un vincolo alla pari dell’edificio che delimita e della macchia arborea che circonda la stessa villa. Questo, nel complesso, è il vero problema che tiene in ostaggio un intero quartiere e, di fatto, la città: non è ancora possibile sopprimere l’ultimo passaggio a livello di Trani perché bisogna fare tuttora i conti con la Soprintendenza. Ed il soprintendente ha fatto sapere ad una delegazione comunale che la richiesta di rimodulazione del vincolo è già stata trasmessa agli enti preposti, regionale e ministeriale, ma che i tempi di attesa non saranno brevi. «Non vorrei ci fosse dell’altro», sospetta Piazzolla, ma sicuramente c’è molto altro per il quartiere, davvero tanto, ma tanto sfortunato prim’ancora che dimenticato: ci sono la scuola mai finita, la strettoia mai allargata, il mercato che non va, le strade dissestate, i marciapiedi pressoché inesistenti, i terreni incolti abbandonati a se stessi.
E poi c‘è l’altro sottovia, quello pedonale da piazza XX Settembre a via del Ponte romano, non meno in dubbio del primo. E qui non ci sono problemi di vincoli, ma di soldi di volta in volta investiti e di volta in volta rinviati all’anno successivo. L’amministrazione comunale, dopo la beffa del 2010, aveva assicurato che il 2011 sarebbe stato quello buono.
Ma lavori pubblici nel quartiere non mancano. E tuttavia quelli che si stanno realizzando qualche problema lo presentano. E se lungo i nuovi marciapiedi di via Di Francia per il momento mancano gli scivoli (ma si può ancora rimediare), al nuovo svincolo di via Istria ci sarebbe più di una cosa che non va: soprattutto, problemi di traffico (troppe intersezioni) e problemi di cordoli (forse troppo alti).
I lavori, infatti, si sono fermati. Dicono che si tratti di una pausa breve, perché intanto si sta lavorando per il secondo lotto di via Di Francia. Ma la sensazione è che si voglia testare come va e poi procedere secondo progetto o modificare qualcosa finché si fa in tempo.
Il rischio che si corre è che al centro di questo nuovo sistema viario ci sarà una bella fontana (donata da un’agenzia di assicurazioni), ma tutto il resto sarà profondamente diverso da prima. Anche troppo.