Un canile, un centro d’accoglienza ed una comunità di recupero. Tre immobili pugliesi confiscati alla mafia sono passati alla collettività al termine di una breve, ma significativa cerimonia tenutasi presso la sede della presidenza della giunta regionale.
Una di queste tre strutture è a Trani (le altre due a Sannicandro di Bari ed Andria), e si tratta di un capannone, in contrada Curatoio, appartenuto a Salvatore Annacondia. Si tratta dell’ultima proprietà di “manomozza” che passa nella disponibilità dello Stato: le precedenti erano state l’ex ristorante su via Banchina del porto (oggi sede distaccata della Polizia locale), e la palazzina di piazza Mazzini che, dal 3 novembre 2009, è utilizzata per uffici decentrati della Procura della Repubblica.
Il capannone, invece, viene acquisito dal Comune di Trani e girato alla comunità “Oasi 2 San Francesco” per farne una comunità terapeutica legata alle attività della cooperativa nell’ambito delle dipendenze. Più specificatamente, si tratta di una vecchia segheria di prodotti lapidei, da 5700 metri quadrati, da convertirsi in un centro per prevenzione, cura ed insediamento socio-lavorativo di soggetti con dipendenze patologiche attraverso la realizzazione di un cantiere navale e di un cantiere sociale per il protagonismo dei giovani.
L’iniziativa rientra nell’ambito del bando regionale “Libera il bene”, un investimento da 6 milioni e mezzo di euro complessivi spalmati su una serie di comuni virtuosi nel recupero a fini sociali di immobili strappati alla criminalità organizzata. La Regione Puglia ne finanzia la ristrutturazione e/o adeguamento con l’acquisto di forniture che vanno dalle attrezzature agli arredi, dai macchinari ai veicoli.
La giunta regionale ha stanziato per Trani 750mila euro, mentre altri 150mila saranno integrati dal Comune.
Alla conferenza stampa di presentazione dei progetti e stipula delle relative convenzioni, per quello di Trani erano presenti l’assessore ai servizi sociali, Giorgia Cicolani, il dirigente del settore, Maria Dettori, e, per l’Oasi 2, Antonella De Benedittis.
