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Terremoto in Giappone, la testimonianza diretta di Marco e Nadiya

Loro sono abituati ad accarezzare la terra con i loro piedi, a sentire l’aria muoversi sotto i loro passi, abituati a sudare freddo per un verdetto, e forse mai avrebbero previsto che un giorno potesse capitare che fosse la terra a muoversi sotto i loro piedi senza che i loro delineati muscoli si contraessero un istante. Quella che sto per raccontarvi è la storia di Marco Cuocci e Nadiya Dyatlova, lui tranese di origini cerignolane e lei con i natali in Ucraina. Marco e Nadija sono i rappresentanti della nazionale italiana di ballo sportivo, atterrati lo scorso venerdì a Tokyo per una gara internazionale, l'Idsf Grand Slam che si sarebbe dovuta tenere domenica scorsa.

«Sembra quasi che abbiamo comprato il biglietto dell'aereo per assistere a questo spettacolo spaventoso» dice Marco con un sorriso lucente sul suo volto spigoloso, che adesso nasconde un senso di liberazione. Ad accoglierli a Tokyo è stato proprio il terremoto: appena giunti in hotel hanno vissuto una delle scosse più forti nella hall prima che ricevessero le chiavi delle loro stanze. «C'erano dei lampadari enormi che si muovevano come altalene, ed eravamo al pian terreno. Due colleghi tedeschi erano al ventisettesimo piano di quell'hotel e ci hanno detto di essere stati sbattuti da una parete all'altra» ci dice Marco. Una semplicità spiazzante nel raccontare una situazione che dalla tv ci ha trasmesso quei brividi che durano l’istante di un emozione e poi cadono nel dimenticatoio.

Nadija e Marco dicono di non aver avuto l'impressione di una vera e propria catastrofe, se non fosse stato per qualche mobile che faceva rumore per i cassetti che si aprivano e chiudevano, credevano di vivere in un sogno ovattato. Nadija, dai modi composti di donna ma con gli occhi verdi che ancora tremano, ci parla della placidità dei giapponesi: «Le strutture non hanno subito danni ma la cosa che mi ha colpito è stata la tranquillità della gente. Nessuno correva, nessuno urlava, tutti sapevano cosa fare e comunque lo facevano con estrema normalità. Gente con… una cultura della dignità. Guarda, persino le file, erano tutti ordinati in attesa di un pacco di biscotti o di arrivare al taxi o di entrare nell’aereo, senza scene di pianto o isteria».

A questo punto però l’intervista assume un’altra piega o piaga che sia. La calma dei giapponesi si è trasformata in ansia e anomalie made in Italy. La gara di ballo ovviamente viene annullata e quindi Marco e Nadija desiderano tornare a casa anche perché hanno appena saputo del probabile pericolo radiazioni nucleari da Fukushima. Due ragazzi poco più che ventenni che lavorano per poter sostenere le spese che comporta questo sport, senza contatti con la famiglia, con le carte postepay che a tratti non funzionano, la febbre del nostos, il desiderio del ritorno a casa, era la prima delle malattie che avrebbero potuto colpirli. Avevano già il biglietto di ritorno previsto per lunedì con la Turkish Airlines, ma non era sicuro che il volo fosse confermato né se potesse venire anticipato o posticipato.

Chiamano l’ambasciata italiana, «ho chiesto come potessi fare per andare in aeroporto dato che i taxi ci chiedevano dai 300 ai 1000 euro perché ci avrebbero impiegato ore ed ore. Mi hanno detto che non era compito loro risolverci questo problema e che stavo occupando la linea per nulla» dice Marco. I due ragazzi, venendo a contatto poi con altri due italiani, si sono recati con questi al terminal dell’aeroporto grazie ad un treno diretto. Finalmente riescono a contattare le loro famiglie che nel frattempo avevano contattato la Farnesina per sapere come venire a conoscenza dello stato delle cose e pare che la Farnesina abbia dato più o meno la stessa risposta dell’ambasciata.

I ragazzi, una volta in stazione, si son dovuti muovere per comprare un biglietto aereo per il ritorno: Alitalia era l’unica compagnia disponibile. I due amici di Marco e Nadija comprano il biglietto al costo di 1000 euro l’uno, «noi non avevamo quelle cifre da spendere. I miei fratelli – dice Marco – mi hanno ricaricato la postepay che fortunatamente hanno accettato. Abbiamo acquistato il biglietto circa dieci minuti dopo i nostri amici e abbiamo dovuto pagare 1500 euro a testa per i biglietti». Dopo una notte in aeroporto Marco e Nadija sono riusciti a tornare in Italia, sentendo l’ultima scossa proprio mentre erano sull’aereo. Per svincolarmi dai brividi ho deciso di chiudere con una domanda sulla gara.

E ora, come farete per il Grand Slam? «La gara è stata rimandata a settembre, in Cina» mi dice repentino Marco ma un piccolo cenno e gli occhi di Nadija lo bloccano, «ma non sappiamo se ci andremo, dopo tutte queste spese e tutto quello che abbiamo vissuto». L’intervista si chiude così con due foto scattate ai ballerini, un pensiero alla canzone di Lucio Dalla (balla non aver paura/se la notte è fredda e scura), e un altro al popolo giapponese: il popolo della cultura della dignità messa a repentaglio dalla terra che si ribella agli artifizi diabolici dell’uomo.

 

(d.d.)


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