Nel non molto lontano 2007, in un clima di intolleranza e insofferenza, come quello che tutt’oggi attraversiamo, nel quale parti faziose inneggiavano alla separazione da quella porzione “scomoda” dell’Italia, come un abile chirurgo farebbe con un arto incancrenito, e in cui lo stesso “Inno di Mameli” era divenuto scomodo testimone di una tanto sofferta e auspicata unità, volli dedicare al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano una lirica che intitolai “Stupida Italia”, ottenendone il plauso attraverso una gradita risposta del “Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica”.
Italia la immaginai nobile dama “d’altri tempi”, dal fascino serafico e dall’invidiabile bellezza, tanto desiderata e corteggiata, da vedersi, di volta in volta, “perfida megera”, verso coloro i quali non riuscirono a far breccia nel suo appassionato cuore, o “sposa umile e servile”, verso chi riuscì a vestirla con i colori del proprio casato.
Italia, dama allo sbando, abbandonati quei solenni valori di cui era stata testimone, s’era lasciata trascinare, in un continuo girovagare, in eleganti salotti di “buffi signorotti” che, in un clima di leggerezza e spensierata goliardia, ne decidevano inesorabilmente le sorti.
Quella era l’Italia che mi aveva deluso, quella che mi aveva fatto soffrire e dalla quale sarei inevitabilmente fuggito.
Oggi mi chiedo: è questo che vogliamo?
Quanti reagirebbero con indifferenza nel vedere la propria amata, confusa e disperata, alla mercé di ignobili signorotti?
Quanti resterebbero inermi nell’osservare la propria dimora smembrata e depredata dalla mano scellerata di un turpe malfattore?
L’Italia, quel luogo testimone dei nostri passi, quello in cui dovremmo identificarci, si riflette esattamente nella donna che amiamo, nella casa in cui abitiamo, nella famiglia a cui siamo visceralmente legati.
Basta con gli eccessi di individualismo!
Basta con il protagonismo!
Difendiamo gli alti valori dell’uguaglianza, libertà e fratellanza, che, non sono esclusivo motto dei nostri “Cugini d’Oltralpe”, ma, bensì, valori universali e indissolubili.
Sforziamoci di essere orgogliosi di quanto abbiamo ereditato e, dagli errori del passato, poniamo le basi per il florido futuro della nostra Italia, ancora troppo giovane con i suoi centocinquant’anni di sofferta unità.
E’ a tutti noi italiani che, in quest’anno in cui si celebrano i solenni festeggiamenti del secolo e mezzo della nostra unità, dedico la mia lirica “Stupida Italia”.
Domenico Valente (scrittore)
