Son ben sette le sigle sindacali che rappresentano la maggioranza degli agenti di polizia penitenziaria che hanno firmato e inviato una nota alla stampa dichiarando di «non aver firmato alcun accordo sulla movimentazione di 250 unità detentive ristrette nella seconda sezione del penitenziario di Bari, che per ovvi motivi di ristrutturazione dei reparti sono state mobilitate e saranno trasferite in altre carceri.
Tra queste rientra la struttura di Trani che dovrà accogliere ben 150 detenuti. Secondo i sindacati, per sopperire all'emergenza, perchè di emergenza si dovrà parlare, servirebbe l'incremento del 30% di personale.
Inoltre, il "cartello" sindacale manifesta forti preoccupazioni circa le modalità ed i presupposti con i quali si intende riaprire i nuovi reparti detentivi del carcere di Trani. Queste le problematiche: «L'illuminazione interna al muro di cinta non è funzionante, mancano i sistemi di allarme anti intrusioni e anti scavalcamento, mancano impianti di climatizzazione negli uffici del Corpo di guardia della polizia penitenziaria e in tutti gli altri reparti detentivi, manca l'ascensore porta vivande nei tre piani detentivi, mancano adeguati sistemi di videosorveglianza per il controllo e la vigilanza dei punti bui dei cortili passeggi dei reclusi, deficit per le apparecchiature elettroniche ed informatiche, il tunnel che immette dal reparto detentivo abitabile al cortile destinato al passeggio dei reclusi è inadeguato».
I sindacati prevedono per la prima decade di aprile, una manifestazione con sit in di protesta davanti ad una delle sedi dell’amministrazione penitenziaria pugliese.
